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OPPOSIZIONE NON OSTILE, SENZA SCONTI

(intervento nel consiglio comunale del 24 luglio)
Prima di tutto, vogliamo esprimere il nostro grazie agli elettori di Sinistra per Melegnano e Melegnano Progressista per la fiducia che l’11 giugno ci hanno accordato: un voto, quello raggiunto dalle due liste, che si avvicina al 15% dei consensi elettorali.

Quel voto, quello delle due liste di sinistra, è stato determinante per l’esito del ballottaggio del 25 giugno. Un voto, quello della sinistra, determinante per chiudere un ciclo decennale di governo della destra a Melegnano.
Senza il voto della sinistra – un voto compatto, responsabile, maturo, generoso – a Melegnano sarebbe continuata la fase politica della destra al governo della città.
Il nostro voto è servito a battere in modo netto la destra. E questo è un risultato politico che ci intestiamo per intero.

Il secondo dato politico che emerge dal voto dell’11 giugno riguarda la consistenza politica ed elettorale della sinistra. Oggi, la sinistra a Melegnano vale il 15% circa del consenso espresso. La sinistra a Melegnano è forte, credibile, radicata. È una sinistra dal forte profilo ambientalista e che possiede una altrettanto forte cultura di governo. Il nostro risultato elettorale è stato anche il frutto di un’operazione politica che ha saputo costruire liste di sinistra ampie, plurali, inclusive, non marginali.

Il voto dell’11 giugno, insomma, pone tutti di fronte a un dato politico, che dovrebbe essere valutato con attenzione. Invece, il risultato elettorale politico ottenuto dalla sinistra è stato ignorato dall’attuale sindaco e dal suo partito, il Pd.

Il 25 giugno i nostri elettori, quelli che l’11 giugno ci avevano dato fiducia, hanno votato in massa il candidato del Pd per battere la destra. E questo è avvenuto senza interessi o tornaconti. Millecinquecento elettori di sinistra, il 25 giugno hanno contribuito a sconfiggere la destra.
Ma nella nuova amministrazione comunale questi millecinquecento voti non hanno oggi alcuna rappresentanza politica.
Non sono cioè rappresentati. Hanno maggiore rappresentanza politica i duecento voti raccolti dall’attuale vice-sindaco, non propriamente, per storia politica, un’esponente del centrosinistra; mentre non hanno rappresentanza i millecinquecento elettori di sinistra che hanno reso possibile la sconfitta della destra.

Ed era proprio questo il messaggio che abbiamo consegnato al candidato sindaco Bertoli tra il primo e il secondo turno, proponendogli prima l’apparentamento e poi l’accordo politico con la sua maggioranza.
Un accordo che sarebbe servito a dare rappresentanza a quell’elettorato di sinistra che è servito a farlo vincere.
Abbiamo proposto al candidato sindaco Bertoli due forme di intesa politica che avrebbero garantito un programma condiviso, l’allargamento della coalizione e la presenza al governo della città anche della componente di sinistra dell’elettorato. Il candidato sindaco Bertoli e il suo partito hanno fatto altre scelte: dare ampio spazio politico alla componente di centrodestra della sua coalizione.

Per questi motivi noi oggi parliamo dai banchi dell’opposizione, all’interno di un gruppo consiliare che raggruppa le liste di Sinistra per Melegnano e di Melegnano Progressista. Parliamo dai banchi dell’opposizione anche perché noi, a differenza di altri, accordi di programma con il candidato sindaco Bertoli non ne abbiamo sottoscritti. A differenza di altri, che invece hanno siglato un mini-accordo di programma senza il consenso delle componenti di sinistra della coalizione, senza cioè il consenso dei rappresentanti di Sinistra per Melegnano e di Melegnano Progressista.

La nostra non sarà un’opposizione ostile all’amministrazione comunale; sarà però un’opposizione senza sconti, a nessuno e a nessuna. Un’opposizione sui contenuti, sui programmi, sulle cose da fare per la città.
Un’opposizione senza sconti sull’urbanistica, sul bilancio, sull’ambiente, sul futuro della Mea e dei suoi lavoratori, sulla cultura, sulla gestione del patrimonio, sulle politiche di legalità e di contrasto alle povertà. Un’opposizione non ostile, ma a tutto campo.
Non saremo ostili, ma esigenti con tutti: assessori giovani e meno giovani; assessori politici e assessori tecnici.
Saremo ancor più esigenti con chi si è proposto come il cambiamento.
Saremo esigenti con un sindaco e un’amministrazione che ha deciso di puntare al centro e di non guardare a sinistra.

Sulla giunta comunale non esprimiamo al momento alcun giudizio e quando lo faremo i nostri saranno giudizi politici, non certo sulle persone. Diciamo solo che ci saremmo aspettati che venisse assegnata la delega alla legalità e ci stupisce negativamente la delega alla famiglia e non alle famiglie, dimostrando un salto culturale e politico all’indietro di almeno due decenni.
Siamo inoltre in presenza di una una giunta comunale che ha ancora un buco evidente riguardo la delega al bilancio comunale: una giunta che arriva incompleta a 48 ore dal primo consiglio di insediamento dimostra qualche segno di difficoltà.

Ci sono ancora altre due ultime indicazioni che provengono dal doppio voto di giugno.
La prima riguarda un compito tutto nostro, un compito quello che spetta alla sinistra: far capire all’opinione pubblica che siamo di fronte a un amministrazione comunale e a una maggioranza consiliare che guarda al centro. Dobbiamo fare capire che al governo della città non c’è una giunta di centrosinistra.

La seconda indicazione riguarda sempre il voto dell’11 giugno e i pesi elettorali usciti dal voto popolare.
Oggi in consiglio comunale è presente un’opposizione che vale più del 60% dei voti espressi dagli elettori. Un dato di tutto riguardo, che chiede rispetto politico.
Un dato, questo, che sindaco, giunta e maggioranza dovrebbero tenere sempre presente nella loro azione amministrativa e nel rapporto con le minoranze in consiglio comunale.
Il consenso raggiunto l’11 giugno dalla coalizione uscita vincente dal ballottaggio rappresenta il 26% dell’elettorato: la coalizione che governa è maggioranza numerica in consiglio comunale, ma ha un peso elettorale molto lontano dalla maggioranza dei consensi in città.

Un consiglio quindi mi preme dare al sindaco: di tenere sempre in considerazione questo dato politico. Evitare cioè di commettere l’errore che il suo predecessore ha invece commesso per due interi mandati: di ritenersi autorizzato, in virtù del voto, di non ascoltare la voce delle minoranze. Minoranze che invece rappresentano un pezzo importante del corpo elettorale.

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AL BALLOTTAGGIO DEL 25 GIUGNO SI VOTA. CONTRO LA DESTRA, VOTA BERTOLI

Tra pochi giorni si torna al voto. Il 25 giugno gli elettori saranno chiamati a decidere con il loro voto chi sarà il prossimo sindaco di Melegnano e quale coalizione governerà per i prossimi cinque anni la città.
Pur facendo parte al primo turno di una coalizione concorrente a quella del candidato sindaco del Pd, quella di Lucia Rossi, sento il dovere, come consigliere della Città Metropolitana di Milano e come prossimo consigliere comunale, di anticipare qui il mio voto contro la destra che da dieci anni governa Melegnano.
Una destra, quella locale, priva di un’idea moderna, innovativa e sostenibile di città.
Una destra che in questi dieci anni ha imposto più tasse ai cittadini e tagliato i servizi.
Una destra che in questo doppio mandato ha negato la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa e si è chiusa nel palazzo.
Una destra che in questi anni non ha governato la città, né di giorno né di sera.
Una destra che nel tempo a sua disposizione non ha saputo valorizzare i monumenti simbolo di Melegnano: il castello e la palazzina Trombini rimangono contenitori vuoti, anche di idee.
Una destra che in questi anni ha male amministrato e non ha ancora recuperato quanto dovuto dai contribuenti in materia di tasse sui rifiuti, provocando danni al bilancio comunale e al principio dell’equità contributiva.
Una destra che nonostante gli incendi e le denunce continua a negare l’evidenza dei fatti in materia di infiltrazioni mafiose.
Questa è la destra che ho conosciuto in questi dieci anni passati a lavorare all’opposizione.

Aggiungo un’altra considerazione, non estranea al voto di domenica. Fare il sindaco è un mestiere faticoso. Farlo bene è una doppia fatica. Melegnano ha bisogno di un sindaco che svolga bene il suo incarico, che sia al passo con i tempi, innovativo e contemporaneo. E che sia credibile. Non essere credibili agli occhi dell’opinione pubblica locale e della nostra zona rappresenta un problema per la città e per i suoi cittadini. Anche questo significa votare la destra a Melegnano.

Le differenze tra il progetto politico che ho sostenuto al primo turno e quello di Rodolfo Bertoli sono e rimangono evidenti. Mi riferisco ai contenuti e ad alcune idee di fondo riguardanti il futuro della città e il suo sviluppo.
Tra me e il candidato sindaco del Pd permangono visioni differenti su temi importanti come il territorio, l’urbanistica, l’ambiente, le opere pubbliche.
Si tratta di differenze che mi auguro possano essere ridotte al minimo attraverso il confronto politico in corso, proprio in questi giorni, tra la coalizione del Pd e quella che ho sostenuto in campagna elettorale. Mi auguro che questa volta a prevalere sia la buona politica e non i pregiudizi anacronistici.
Ma nonostante le differenze, le diverse visioni di città e del suo futuro sono convinto che Melegnano possa essere degnamente rappresentata dall’attuale candidato sindaco Rodolfo Bertoli.
Per riuscire in questo compito, il 25 giugno serve il mio e il tuo voto.
Pietro Mezzi
Consigliere della Città Metropolitana di Milano

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IL VOTO A LUCIA ROSSI SINDACA, A SINISTRA PER MELEGNANO E A PIETRO MEZZI PER IL CONSIGLIO COMUNALE

Mancano due giorni al voto dell’11 giugno e l’incertezza è ancora tanta. Numerosi infatti sono gli indecisi. Tocca a noi tutti provare, nelle ultime ore di campagna elettorale, convincere gli elettori incerti che Cambiare si può. Dando il voto a Lucia Rossi, mettendo la croce sul simbolo di Sinistra per Melegnano e scrivendo Pietro Mezzi a fianco del simbolo per l’elezione in consiglio comunale.
Sì, perché l’11 giugno non si vota solo per l’elezione del Sindaco di Melegnano, ma contemporaneamente, dando il proprio voto alla lista desiderata e la preferenza a un candidato, si contribuisce a eleggere il nuovo consiglio comunale, che è l’organo che, sulle scelte importanti, ha potere decisionale.
Perché vi chiedo di votarmi? Perché in consiglio comunale, nel nuovo corso che si può aprire con Lucia Rossi sindaca di Melegnano, c’è bisogno di persone nuove, ma anche di consiglieri comunali esperti. Consiglieri comunali capaci di far crescere una nuova classe di amministratori locali, di trasferire le conoscenze ai più giovani, di aiutare il prossimo consiglio comunale a riprendersi un ruolo politico che manca da un decennio.
La scelta di domenica prossima è importante. Perché siamo di fronte a un bivio: o la riproposizione di dieci anni di sostanziale immobilismo, di retrocessione in materia di servizi comunali, di una città non governata e di tasse e imposte al massimo livello oppure un deciso cambio di rotta verso una città governata di giorno e di notte, ben amministrata nelle piccole e nelle grandi cose, che non teme e ricerca il confronto con i cittadini, che sa ascoltare e vuole far contare le persone.
Noi siamo per questa seconda strada. E con Lucia Rossi questo nuovo corso è possibile. Lo ha dimostrato nei cinque anni trascorsi in consiglio comunale e anche in questa campagna elettorale.
Cambiare si può. Con Lucia Rossi Sindaca.

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MI SONO CANDIDATO PER ENTRARE (E RESTARE) IN CONSIGLIO COMUNALE

Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, la mia candidatura alle comunali dell’11 giugno è tesa a due obiettivi: contribuire a fa vincere Lucia Rossi ed entrare in consiglio comunale.
Far vincere Lucia Rossi alle prossime comunali significherebbe infatti introdurre una svolta radicale nel governo della nostra città e portare, per la prima volta nella storia del nostro Comune, una donna alla guida di Melegnano. Senza contare il fatto che sarebbe la prima volta, nella storia politica locale, che la nostra città sarebbe guidata da una rappresentante proveniente dall’impegno civico e non da una forza politica organizzata.
Sarebbe una svolta radicale anche nei contenuti: equità sociale e contributiva, sostenibilità ambientale, sviluppo economico ecocompatibile, partecipazione attiva dei cittadini alla vita amministrativa, trasparenza dell’amministrazione, ruolo attivo dei giovani nella vita della comunità, lotta alle mafie sono i punti qualificanti del programma elettorale della coalizione che sostiene la candidatura di Lucia Rossi.
Per quanto mi riguarda, invece, la mia candidatura nella lista di Sinistra per Melegnano sta a significare la volontà di essere presente nel prossimo consiglio comunale per svolgere un ruolo di aiuto alla nuova amministrazione e per far crescere una nuova leva di amministratori comunali.
In questo modo, con la conferma in consiglio comunale, potrei continuare a far parte del consiglio della Città Metropolitana di Milano, all’interno del quale ricopro le deleghe a Territorio, Ambiente e Parchi. Deleghe importanti che mi consentono di esprimere, nell’azione amministrativa del nuovo ente, le mie conoscenze amministrative e di politico impegnato sul fronte ambientalista.
Essere eletto in consiglio comunale, quindi, per continuare a svolgere un ruolo in Città Metropolitana (che tengo a precisare, per legge, non è retribuito), ecco questo è il mio obiettivo.
Quindi, la mia candidatura va così intesa, non come alcuni maligni in questa campagna elettorale stanno sostenendo, cioè di un mio interesse a entrare nell’eventuale giunta della sindaca Rossi.
Non è così e ci tengo a dirlo.
Non intendo, per varie ragioni (prima tra tutte l’impossibilità di ricoprire, per legge, la carica di assessore comunale e di consigliere metropolitano), avanzare alcuna mia candidatura per la prossima giunta comunale in caso di vittoria della nostra coalizione. Quindi, togliamo anche questo alibi ai detrattori e a coloro i quali spargono notizie false e tendenziose.
In caso di elezione rimarrò in consiglio comunale. Punto.
Pietro Mezzi
Candidato al consiglio comunale di Sinistra per Melegnano

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DIECI ANNI DI BELLOMO! MEGLIO CAMBIARE


2007-2017. Dieci anni di amministrazione Bellomo. Fare un bilancio di quest’ultimo decennio è un’operazione complessa, ma necessaria. Perché significa tirare una riga su ciò che è stato e da lì ricominciare a ricostruire una città. Perché significa scattare un’istantanea e sapere qual è lo stato finanziario, organizzativo, programmatorio del nostro Comune.
Non sono soddisfatto di questi dieci anni di gestione del Comune da parte della destra.
Lo dico a ragion veduta, avendo ricoperto, in questi anni, il ruolo di consigliere comunale di opposizione; ricordo anche molto bene da dove allora, era il 2007, si partiva.
La prima cosa che mi viene in mente di questi anni difficili riguarda il settore delle opere pubbliche: l’unica, vera opera pubblica che la giunta Bellomo ha realizzato in una decade è stata il rifacimento di piazza Risorgimento, la piazza del Comune. Un risultato un po’ scarso direi, in dieci anni di governo di Melegnano.
Le altre opere importanti realizzate in città non sono certo farina del sacco di Bellomo e soci. Il parcheggio della stazione ferroviaria è stato infatti realizzato dalle Ferrovie dello Stato; gli interventi sul sistema fognario dal Gruppo Cap; le nuove strade extraurbane dalla società Tem. Tutte opere che sarebbero state realizzate indipendentemente dall’amministrazione in carica.
Quindi, a Bellomo rimane solo la piazza del Comune da riconsegnare ai cittadini al termine del suo doppio mandato. Un po’ poco, direi.
La seconda cosa riguarda invece lo stato dei servizi. In questi dieci anni la città e i suoi cittadini hanno perso alcuni servizi importanti: il trasporto urbano (il pulmino) è stato tagliato (inizio 2013), il trasporto scolastico eliminato (2014), i centri estivi sono stati chiusi (2014), la palazzina Trombini è sbarrata da tempo (2011), il terzo turno della polizia locale eliminato da anni. Quindi, chi ha amministrato la città in questi dieci anni ha tagliato servizi importanti e apprezzati.
Tutto ciò a fronte di un livello di imposizione fiscale, tariffaria, tributaria portato, proprio da queste due amministrazioni, al massimo livello possibile.
Se parliamo di bilancio non possiamo infatti non ricordare che in questi dieci anni l’aliquota Irpef è stata portata, subito dopo le elezioni di cinque anni fa, al valore massimo; imposte, tasse e tributi altrettanto. E il costo della spazzatura è il più alto della zona. In questo modo i conti tornano, certo, ma a pagare sono i cittadini, che hanno un livello di imposizione alto, ma sempre meno servizi. Per raggiungere questi risultati, in fondo, sarebbe bastato un bravo ragioniere, non un politico. Fare politica virtuosa di bilancio comunale è tutta un’altra cosa.
Per non parlare poi del mancato rispetto, alla fine del 2013, del Patto di stabilità. L’amministrazione comunale, infatti, dopo aver gestito male il bilancio di quell’anno, ha sforato il Patto, con ripercussioni negative sui bilanci successivi.
Cosa dire, poi, dei fatti gravi che in questi ultimi sei-sette anni sono avvenuti sul fronte della sicurezza e della legalità? Come non ricordare che questi sono stati anni di incendi ed esplosioni di negozi e che, recentemente, la stessa Commissione parlamentare antimafia ha lanciato l’allarme sul mercato e su alcune attività commerciali legate alla vita serale e notturna di Melegnano. E come non ricordare che di fronte a fatti gravi e alla denuncia della massima autorità parlamentare antimafia, sindaco e giunta hanno sempre sostenuto la tesi negazionista: per loro Melegnano è un isola felice. Ma noi tutti sappiamo bene che isole felici non ne esistono.
Per non parlare poi di trasparenza nell’attività amministrativa di questi anni. Anni fa, infatti, fu affidato un importante incarico fiduciario a un professionista già sotto processo e poi finito in carcere per un’altra inchiesta. Mai, in passato, nel nostro Comune, era accaduta una cosa simile.
Si potrebbe poi continuare sul mancato coinvolgimento dei cittadini nella vita amministrativa (mai un’assemblea pubblica di presentazione del bilancio comunale e mai un confronto su come si sono spesi i soldi dei contribuenti) e sull’informazione-propaganda propinata in questi cinque anni dal sindaco e dalla sua giunta (mi riferisco al giornale comunale).
Voglio chiudere con due ultimi elementi di valutazione.
In questi dieci anni il Comune ha perso la propria capacità di riscossione di tasse, imposte e tariffe. La vicenda Tares-Mea-Comune è esemplare. Anni di mancate riscossioni della tassa rifiuti (2008-2015) di diverse centinaia di migliaia di euro a causa del mancato allineamento della banche dati di Comune e Mea. E ora, al decimo e ultimo anno, si mette a gara l’affidamento della riscossione da parte di un ente terzo. Una vera e propria ammissione di incapacità.
Infine, lo stato di salute di Mea. Sono molto preoccupato per il destinato della nostra società pubblica. A Mea, tra poco tempo, non rimarranno molte attività da gestire, forse solo l’igiene urbana. Un servizio con parecchie lacune, alti costi e incapace di proporsi anche ai Comuni della zona. Al punto che Vizzolo, Cerro al Lambro, Carpiano, Dresano, Colturano e San Zenone al Lambro, un anno fa circa hanno scelto un altro partner industriale.
Questo lo stato delle cose. Questo il punto da cui ripartire a ricostruire Melegnano.
Ma cambiare si può. Con Lucia Rossi Sindaca.
Pietro Mezzi
Candidato di Sinistra per Melegnano

p.s.: dimenticavo il castello: in questi dieci anni non un’idea, non un progetto, non un soldo per il nostro monumento simbolo.