permalink

0

“Flopenhagen” punto per punto

Copenhagen, Hopenhagen, infine, Flopenhagen. Purtroppo.

A Copenhagen abbiamo assistito al “peggior accordo possibile raggiungibile”. Alla fine, nessuna delle indicazioni concrete che scienziati, ambientalisti e industriali si aspettavano è arrivata.

Il documento di Copenhagen firmato dai principali Stati mondiali è poco più di un’intesa, una dichiarazione di intenti. L’unica consolazione riguarda il fatto che tale dichiarazione, per la prima volta, è stata sottoscritta da una platea vasta. Il rischio che si corre è che, in assenza di obblighi vincolanti, gli interventi arrivino troppo tardi per fermare l’aumento delle temperature. Il quadro, insomma esiste, mancano prò gli impegni di ciascuno.

IL TRATTATO – L’assemblea plenaria dell’Onu si è limitata a prendere nota dell’intesa, che non può essere definito un Accordo Onu, in quanto alcuni Paesi, sabato 19, non hanno sottoscritto il documento.

VINCOLI – Non ce ne sono. Così come è stata abbandonata anche l’idea di giungere nel 2010 a un vero e proprio Trattato.

TEMPERATURE – I Paesi che hanno sottoscritto l’intesa si impegnano a evitare che la temperatura media del pianeta, nei prossimi decenni, non salga sopra i 2° centigradi. Peccato, che le temperature non si fermino da sole.

EMISSIONI – Per ridurre le emissioni occorrerebbe un taglio alla CO2 di almeno il 50% (rispetto al 1990), entro il 2050. I Paesi emergenti non vogliono però porre limiti alla loro crescita se, fin d’ora, i Paesi ricchi non taglieranno le loro emissioni, entro il 2020, del 25-40% che gli scienziati ritengono necessario per rimanere entro il limite dei 2 gradi. I Paesi industrializzati, alla fine, non hanno deciso nulla: né il 50%, né il 20%. L’impegno alla riduzione rimane generico.

TAGLI – Entro il gennaio del 2010 i governi forniranno all’Onu l’elenco dei tagli volontari alle emissioni: 20% per l’Europa; 17% degli Usa (sul 2005); 25% per il Giappone. La novità è che questa operazione verrà fatta anche dalle economie emergenti: Cina, India, Brasile. Secondo gli scienziati la somma dei tagli volontari, al 2020, sarà del 14-18%: troppo poco per tenere l’incremento sotto i 2° gradi.

VERIFICHE – Il rispetto degli impegni verrà sottoposto a “consultazioni e analisi internazionali nel rispetto delle sovranità dei singoli Paesi”. Il contenzioso Usa-Cina viene quindi rinviato ai confronti tecnici tra specialisti.

FINANZIAMENTI – Ci saranno 30 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per aiutare i Paesi poveri ad affrontare i cambimenti climatici. Entro il 2020, l’Onu disporrà di un fondo di 100 miliardi all’anno con lo stesso obiettivo.   

bella-immagine1

Lascia un commento

Required fields are marked *.