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I FALLIMENTI DI BELLOMO

Il castello di Melegnano

I fallimenti del sindaco Bellomo
L’amministrazione comunale uscente, guidata da Vito Bellomo, non può certo vantare un bilancio positivo. La situazione è sotto gli occhi dei cittadini. Mi pare però giusto provare a sottolineare alcuni aspetti di particolare rilevanza di questi cinque anni di governo del centrodestra. Solo per necessità di sintesi, li chiamerei i dieci fallimenti di Bellomo.

Fallimento n. 1 – È l’ultimo in ordine di tempo ed è rappresentato dalla divisione del centrodestra in occasione dell’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio prossimi. Dopo avere governato insieme per cinque anni, Pdl e Lega Nord si dividono e contrappongono i rispettivi candidati sindaci: Vito Bellomo contro Enrico Lupini. Sara un po’ difficile spiegare una simile divisione ai cittadini e agli elettori.

Fallimento n. 2 – Clamorosa davvero l’incapacità dimostrata di governare bene la città e il territorio. Il Piano di governo del territorio approvato dal centrodestra è un piano sbagliato e pericoloso, che soffre di bulimia, prevede troppi abitanti, cemento e consumo di suolo. Un piano, quindi, da cambiare radicalmente.

Fallimento n. 3 – Il tema della sicurezza è stata un’altra micidiale débacle. Proclami e annunci in abbondanza, ma la sicurezza della città non è aumentata. La sera Melegnano non è governata, gli abusivi al mercato non sono spariti, la sosta non è controllata e il braccio di ferro con la Polizia locale non è servito a nulla, anzi.

Fallimento n. 4 – Oggi Mea è una multiutility rimpicciolita, non solo per la cessione di alcuni rami d’azienda, ma perché non ha sviluppato i settori dell’igiene urbana e dell’energia. Il lavoro sull’energia alternativa è fermo al palo, cancellati i programmi di sviluppo messi in campo dalla precedente gestione del centrosinistra, la raccolta differenziata è ferma ai livelli di cinque anni fa nonostante gli obblighi di legge, la città è più sporca e il mercato ambulante presenta gli stessi problemi di una volta.

Fallimento n. 5 – La gestione del bilancio comunale non ha certo rappresentato un punto di forza dell’azione amministrativa. Non si è vista nessuna innovazione strategica per recuperare risorse pubbliche e niente anche sul fronte della lotta concreta all’evasione impositiva e tariffaria: meno dell’ordinaria amministrazione. Per fare quadrare il bilancio l’amministrazione Bellomo ha aumentato nel 2008 l’addizionale Irpef, ha costruito eccessivamente per ottenere oneri di urbanizzazione  e oggi aumenta l’Imu, che ricadrà pesantemente su attività produttive e affitti.

Fallimento n. 6 – Dov’è finito il Palazzetto dello Sport? Doveva essere il fiore all’occhiello di questa amministrazione, ma il fiore è appassito molto presto. Peccato che i cittadini non ne siano stati informati.

Fallimento n. 7 – Anche per le opere pubbliche tanti proclami, annunci e interviste, ma di concreto molto poco: il rifacimento di piazza Risorgimento, la sistemazione del sottopasso pedonale e l’asfaltatura di una ventina di strade. Un po’ poco per un’amministrazione che doveva cambiare la città.

Fallimento n. 8 – La totale scomparsa di una politica della casa a favore dei ceti meno abbienti. Le iniziative virtuose avviate dal centrosinistra sono state presto azzerate e i problemi sono emersi immediatamente: zero alloggi in affitto e in proprietà dai piani urbanistici, niente edilizia convenzionata (se non quella già decisa in precedenza dal centrosinistra nella zona San Francesco), rinuncia totale a scelte strutturali a favore del bisogno di casa.

Fallimento n. 9 – Le politiche culturali di Melegnano hanno subìto un forte arretramento, soprattutto in termini di spazi dedicati alla cultura, che sono stati chiusi – come la Palazzina Trombini, uno dei simboli della città, o l’arena cinematografica estiva – o non sono stati aperti nonostante le attese e il tempo trascorso (le sale cinematografiche e teatrali). O, peggio ancora, dimenticati come il Castello mediceo.

Fallimento n. 10 – La partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica: era il primo punto del programma elettorale del centrodestra, è diventato l’ultimo interesse della giunta Bellomo. Un coinvolgimento, quando c’è stato, solo formale della città, quasi il timore del confronto e una chiusura politica preventiva verso le nuove esigenze che Melegnano esprime.

Il 6 e 7 maggio, per fortuna, si vota!

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