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Perché non abbiamo intercettato il nuovo

Domenica e lunedì scorsi gli elettori non hanno premiato la nostra proposta di governo della città e abbiamo così perso un’occasione per rinnovare Melegnano. Al ballottaggio il centrosinistra ha ampliato il proprio consenso (278 voti in più rispetto al primo turno), mentre il centrodestra ha sfondato (più 835 voti): un dato anomalo che si aggiunge – per quanto riguarda il Pdl – a quello del primo turno di voto, un risultato che merita una riflessione approfondita.

Innanzitutto, il sindaco Bellomo e la sua parte politica hanno condotto una campagna elettorale torbida, basata su promesse (di posti di lavoro, case e sostegni sociali per i più bisognosi), falsità e calunnie anche nei miei confronti. La nostra coalizione, con una campagna elettorale corretta e rispettosa degli avversari, ha invece puntato a fare conoscere ai cittadini la qualità della nostra proposta politica e amministrativa. Ma questo non basta a spiegare un risultato elettorale sorprendente, imprevisto e per noi negativo.

Occorre anche considerare il nesso tra l’esito della competizione elettorale locale e il quadro generale nazionale. La politica italiana vive oggi una stagione di profondo rimescolamento, che ricorda i primi anni Novanta, quando il sistema tradizionale dei partiti franava sotto i colpi delle inchieste sulla corruzione e il malaffare. Oggi come allora – mentre crollano i partiti che hanno governato il Paese fino all’anno scorso – dilaga la delusione e la disaffezione verso la politica e verso le forze tradizionali, mentre cresce fortissima la voglia di rinnovamento e di proposte nuove, anche per quanto riguarda le persone che le devono rappresentare.

Il centrosinistra, sia a livello nazionale sia locale, non ha purtroppo saputo intercettare la domanda di cambiamento esistente nella società e neppure il consistente voto in libera uscita che, ad esempio, a Melegnano al primo turno si è riversato sulle liste civiche, mentre al ballottaggio, almeno in buona parte, si è orientato verso il candidato sindaco del centrodestra. E ciò non tanto per i risultati dei cinque anni di governo, ma probabilmente perché è stato considerato, nella scelta finale, nonostante la sua lunga presenza in consiglio comunale, un candidato meno politico del sottoscritto.

Oggi, una parte consistente della società italiana chiede un forte rinnovamento della politica, anche nelle persone: evidentemente, al di là delle qualità dei candidati, nei miei confronti ha forse pesato l’essere stato uno dei protagonisti della vita politica di Melegnano da tanto tempo. La coalizione di centrosinistra, nella scelta del candidato sindaco, ha soprattutto puntato sulla competenza e sull’esperienza amministrativa. Ma anche questo, fondamentale per amministrare bene ai tempi della crisi, non è bastato.

La mia candidatura – è bene ricordarlo – non è stata espressione delle segreterie dei partiti e delle alchimie della politica combinate in chiuse stanze. È stato il risultato di elezioni Primarie, che hanno mobilitato 1150 melegnanesi, che mi hanno indicato a larga maggioranza come il candidato del centrosinistra. E le alternative generazionali, nelle Primarie del 4 marzo scorso, com’è noto, non mancavano. Certo, le elezioni ufficiali sono poi un capitolo completamente diverso dalle Primarie e la battaglia si sposta dal tuo campo all’intera platea degli elettori, che vanno convinti e motivati. E in questi tempi infondere fiducia nella politica e nei suoi indispensabili riti non è facile.

Serve anche riconoscere che in questi ultimi anni il centrosinistra melegnanese non ha saputo far crescere una nuova classe dirigente, composta di donne e di uomini capaci di assumere le redini politiche e amministrative della città.

Va anche detto che non tutto ciò che è uscito dalle urne è da buttare: i 3.342 voti da me raccolti al primo turno, incrementati al ballottaggio, rappresentano il 40% dei consensi raccolti dal centrosinistra. Un dato leggeremente inferiore alle attese, ma sicuramente un dato consistente da cui ripartire. Ripartire avendo presente l’importante appuntamento del prossimo anno: le elezioni politiche del 2013. Per questo non possiamo smobilitare, ma anzi organizzarci per ritornare a vincere. Questa volta in Italia.

Le elezioni si sono concluse, il risultato non ci ha premiato e di questo dobbiamo (e devo) prendere ovviamente atto. Per quanto mi riguarda – confermando che continuerò con passione la mia attività politica per aiutare a far crescere la nuova classe dirigente del futuro centrosinistra – sono consapevole che un ciclo politico si sia chiuso. Un ciclo lungo e positivo in cui, oltre ad avere dato, molto ho ricevuto dagli elettori di Melegnano, sia in occasione delle due elezioni a sindaco che in diverse tornate elettorali provinciali. E di questo sono profondamente grato ai cittadini di Melegnano.

Pietro Mezzi

p.s.: visto che l’ipocrisia è un atteggiamento che non mi appartiene, come è forse noto non ho inteso congratularmi con chi, per combattere una battaglia elettorale, ha scelto le false promesse e la calunnia, riportando l’orologio della politica indietro di tantissimi anni.

 

 

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