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Parco Sud e territorio: il centrosinistra e scelte politiche coerenti

Da alcuni giorni sta prendendo corpo una polemica politica tra le associazioni ambientaliste del territorio provinciale milanese e i sindaci del Partito democratico. Al centro le scelte in campo territoriale e in particolare il destino del Parco agricolo sud Milano. Il la è offerto dal recente voto sul via all’accordo di programma nel comune di Vignate: 100.000 mq. sottratti al parco per consentire l’ampliamento di un’attività produttiva industriale. Un altro attacco all’integrità funzionale e dimensionale dell’area protetta regionale dedicata all’agricoltura, dopo quelli di Rosate di sei mesi fa e del Cerba di alcuni anni or sono. La storica associazione Parco Sud ha messo sullo stesso piano il voto dei sindaci del Partito democratico e quello dei primi cittadini del Popolo della Libertà (il titolo del post del sito dell’associazione era “Il Pd si allea con PdL e fa stralciare i 100 mila mq di Vignate”). Un titolo che ha sortito reazioni seccate da parte dei sindaci, ma anche interrogativi nella base del partito di Bersani.
Al di là del merito della disputa, mi interessa qui approfondire alcuni altri temi territoriali all’orizzonte e il ruolo della politica e dei partiti del centrosinistra in particolare.
Parliamo di Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) e di Variante generale al Piano territoriale di coordinamento del Parco agricolo sud Milano. Due temi, nonostante i nomi simili, differenti che per una strana coincidenza di tempi si intersecano. Il primo si riferisce allo strumento di governo dell’intero territorio provinciale, l’altro alla variante al piano che indirizza (o dovrebbe indirizzare) le scelte all’interno del parco regionale.
Andiamo con ordine. Il 7 giugno scorso il Consiglio provinciale, a maggioranza (25 voti a favore, PdL, Lega e gruppo Misto; 3 contrari, Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra e Italia dei Valori; 11 astenuti, Partito democratico e Udc), ha adottato il Ptcp. Uno dei motivi del mio voto contrario è nato dalla mancata indicazione nel Piano degli ambiti agricoli strategici nelle aree ricomprese nei parchi regionali: Adda Nord, Groane, Ticino e Agricolo Sud Milano appunto. Tale mancata indicazione non permetterà una salvaguardia forte delle aree agricole milanesi ricomprese nei parchi (765,2 kmq). Quella degli ambiti agricoli è una tutela efficace, che non permette la perequazione urbanistica, in quanto tale indicazione prevale sulla pianificazione comunale in virtù di quanto contenuto nella legge regionale 12 del 2005.
Per farla breve, ho votato contro in quanto la Provincia a guida centrodestra ha rinunciato a esercitare una propria importante prerogativa su un tema centrale, come quello rappresentato dalla tutela della funzione e dell’attività agricola nelle aree protette milanesi.
Fin qui l’aspetto “tecnico” della vicenda. Ciò che ancora non riesco a capire sono due fatti politici importanti. Il voto favorevole dei sindaci del centrosinistra – lo scorso 19 gennaio in sede di Conferenza – in occasione del parere sulla proposta di Ptcp e il voto di astensione del gruppo consiliare del Partito democratico sulla proposta di Piano il 7 giugno scorso. Lo stupore non riguarda una differente valutazione politica tra gruppi consiliari dell’opposizione, sta piuttosto nella considerazione che, solo tre anni, fa la proposta di Ptcp del centrosinistra conteneva esattamente l’indicazione degli ambiti agricoli anche nelle aree di parco regionale. Provo a esemplificare. Se tre anni fa questa proposta era condivisa da tutto il centrosinistra, compresi i sindaci della nostra area politica, che cosa è cambiato per non condividerla anche oggi? Perché i sindaci e il gruppo consiliare del Partito democratico non hanno nuovamente sostenuto le proposte avanzate quando eravamo al governo della Provincia?
Ma ci sono altre domande più politiche che vorrei fare. Perché, quando il centrosinistra è all’opposizione non svolge il ruolo che gli elettori gli hanno attribuito con il voto? Perché ci si illude di co-gestire con il centrodestra aspetti importanti come il governo del territorio? Perché i sindaci di centrosinistra, maggioranza nella Conferenza dei Comuni del 19 gennaio, non hanno fatto valere il proprio punto di vista e la forza numerica in coerenza con quanto condiviso con la nostra amministrazione solo tre anni prima? Perché il centrosinistra quando ha i numeri non esercita il suo potere democratico?
A questi interrogativi mi piacerebbe avere risposta dagli amici del Pd.
L’altro grande tema all’orizzonte si chiama variante al Piano territoriale di coordinamento del Parco agricolo sud Milano, che a breve andrà in discussione nell’assemblea dei sindaci e in Consiglio provinciale. La Provincia, ente gestore del parco, ha avviato la procedura di variante generale, in quanto ritiene che occorra mettere mano ad alcuni problemi. In realtà, la variante serve per rispondere alle pressioni decennali di non pochi Comuni del Parco, che vivono come eccessivi i vincoli di confine e di destinazione esistenti. Personalmente non ritengo che vi siano motivazioni tali da giustificare modifiche di questo tipo, salvo che per gli errori materiali e cartografici che il parco porta con sé dall’epoca della sua istituzione (1990) e del suo piano territoriale (2000). I rischi maggiori per il parco, al di là dell’AdP di Vignate e dei due precedenti, stanno proprio in questa operazione: sono infatti decine le richieste dei Comuni di variare confini e destinazioni.
Rispetto a questa importante scadenza è urgente prepararsi, il problema è come procedere. Occorre attrezzarsi per una battaglia a sostegno del parco e dei suoi valori (agricolo, economico, sociale, ambientale, paesaggistico, ecologico, di biodiversità…). Una battaglia che parta dai comuni, dalle comunità, dai comitati, dalle associazioni, dai produttori, dai consumatori, dai cittadini. Non penso sia utile per la sinistra e il centrosinistra una linea di co-gestione di politiche territoriali perché, oltre che illusoria, non è in sintonia con il sentire delle popolazioni dei comuni del milanese e delle giovani generazioni. Non si tratta di riproporre una battaglia ideologica, ma di mettere in campo proposte di gestione e uso del territorio coerenti con il tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Pietro Mezzi, capogruppo Sinistra Ecologia Libertà Provincia di Milano

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