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Nasce la Città metropolitana. Con luci e ombre

La legge sulla “revisione della spesa” del governo Monti, entrata in vigore il 14 agosto scorso, disciplina in maniera puntuale l’organizzazione della Città metropolitana. La nuova normativa (articolo 18 della legge 135 del 2012) stabilisce infatti la soppressione delle province di Roma, Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria e la contemporanea istituzione di altrettante città metropolitane. Il tutto a partire dal 1° gennaio 2014. La legge fissa alcuni punti: 1) il territorio della Città metropolitana coincide con quello della Provincia, salvo la possibilità dei comuni interessati di deliberare l’adesione alla città metropolitana o, in alternativa, a una Provincia limitrofa; 2) dall’entrata in vigore della legge, è istituita la Conferenza metropolitana della quale fanno parte i sindaci dei comuni della provincia e il presidente della Provincia; 3) compito principale della Conferenza è deliberare lo statuto della Città metropolitana entro il 31 ottobre 2013; l’adozione avviene a maggioranza dei due terzi dei componenti e con il voto favorevole sia del sindaco del comune capoluogo sia del presidente della Provincia; 4) la Conferenza cessa di esistere il 1° novembre 2013; 5) gli organi della Città metropolitana sono il sindaco metropolitano e il consiglio metropolitano; 6) lo statuto della Città metropolitana può stabilire che il sindaco: a) sia di diritto il sindaco del comune capoluogo; b) sia eletto secondo le modalità stabilite per l’elezione del presidente della Provincia (con elezione di secondo livello degli organi); c) sia eletto a suffragio universale e diretto, nel caso in cui lo statuto preveda l’articolazione del comune capoluogo in più comuni; 7) il Consiglio metropolitano, per la realtà milanese, sarà composto di 16 consiglieri; 8) i componenti del Consiglio sono eletti tra i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni ricompresi nel territorio della città metropolitana (eletti secondo le modalità di elezione di secondo grado stabilite dal decreto “salva Italia” oppure con l’elezione diretta a suffragio universale qualora lo statuto preveda l’articolazione del comune capoluogo in più comuni); 9) alla Città metropolitana sono attribuiti: a) le funzioni fondamentali delle Province; b) pianificazione territoriale e delle reti infrastrutturali; c) strutturazione dei sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici in ambito metropolitano; d) mobilità e viabilità; e) sviluppo economico e sociale; f) il patrimonio e le risorse finanziarie detenute dalle rispettive Province; restano invariate le funzioni di Regioni e Comuni; 10) agli organi della Città metropolitana non spettano indennità o gettoni di presenza.
Volendo commentare i principali contenuti del provvedimento non si può che essere soddisfatti del fatto che, dopo oltre vent’anni di attesa, finalmente si è arrivati al dunque e che per la nascita delle città metropolitane è fissata, per legge, la data di avvio. Dal 1° gennaio 2014 cesseranno di esistere dieci province italiane e, per i rispettivi territori, nascerà una nuova istituzione. Con nuovi organi, ma con identiche funzioni dell’ente intermedio soppresso per legge. E questa è la prima contraddizione della nuova normativa: non cambiano le funzioni di Regioni e Comuni e le funzioni delle città metropolitane rimangono identiche a quelle delle attuali Province, senza ulteriori specificazioni di poteri. La seconda contraddizione sta nel fatto che gli organi (sindaco e consiglieri) della città metropolitana saranno eletti con elezione di secondo livello (a cui parteciperanno solo sindaci e consiglieri dei comuni della futura città metropolitana). Solo nel caso in cui il comune capoluogo venga scomposto in più municipalità, per l’elezione degli organi si ricorrerà al suffragio universale. La terza contraddizione è rappresentata dal fatto che la legge prevede la creazione del sindaco e dei consiglieri metropolitani, ma non si parla di assessori, né tanto meno di collaboratori del sindaco metropolitano che, presumibilmente, delegherà le funzioni assessorili ai consiglieri metropolitani. I quali però (tranne nel caso in cui vi sia l’elezione diretta degli organi) già svolgono le funzioni di consigliere o addirittura di sindaco nei rispettivi comuni. Il rischio è che le funzioni delegate dal sindaco metropolitano vengano in realtà svolte dai dirigenti e dalle tecnocrazie delle ex Province.
A fronte di tali palesi contraddzioni dovrebbe entrare in gioco la politica, per stabilire che: gli organi di un ente intermedio, atteso da anni e riconosciuto come importante, debbano venir eletti direttamente dai cittadini (indipendentemente dalle volontà del comune capoluogo di suddividersi in municipalità); le funzioni della città metropolitana siano rette da precise norme legislative per imprimere reale potere alle azioni del nuovo ente; l’azione politica del nuovo ente non sia delegata alle tecnocrazie locali.
Per arrivare a ciò la via più breve è quella legislativa. Un provvedimento semplice ed efficace capace di eliminare alcune contraddizioni della nuova normativa. Un provvedimento a cura del prossimo Parlamento, frutto, perché no, dei programmi elettorali dei partiti che si candideranno a governare il paese la prossima primavera.
Un ultimo suggerimento. Occorre iniziare da subito, nei Comuni, la discussione sul nuovo assetto istituzionale rappresentato dalla fine delle Province e dalla nascita della città metropolitana. Una discussione che non può attendere.

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