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Parco Sud e area metropolitana milanese

Ci siamo lasciati a luglio con un tema caldo per il territorio metropolitano milanese che ritroviamo in tutta la sua urgenza e attualità. Mi riferisco al futuro del Parco agricolo sud Milano (Pasm), il cui destino è strettamente intrecciato con quello dell’area vasta milanese.
Serve ricordare che la nascita del Parco Sud nel 1990 ha segnato una tappa fondamentale sia per la crescita della sensibilità ambientale sia soprattutto per l’azione di riequilibrio territoriale. Il Parco è infatti il più grande parco agricolo urbano europeo, uno dei rari esempi di sostenibilità ambientale realizzata, un baluardo contro l’espansione urbana indiscriminata, grazie al quale lo sviluppo del sud Milano ha caratteri ancora profondamente differenti rispetto al nord del capoluogo.
Proprio per le sue caratteristiche fondanti, il Parco Sud rappresenta il territorio ideale per una sperimentazione legata all’evento di Expo 2015. Il tema della nutrizione a livello planetario, dell’alimentazione e soprattutto dell’agricoltura e delle sfide che la riguardano in questo secolo sembra fatto apposta per aprire un grande scenario di approfondimento e, appunto, di sperimentazione in questo ambito. Il rapporto tra l’area urbana consolidata e l’intorno agricolo, le nuove forme che va assumendo la domanda di prodotti alimentari legata ai concetti di filiera corta, stagionalità e contenimento dei prezzi, le scelte strategiche verso l’agricoltura biologica e biodinamica: sono temi di grande attualità e di forte presa su un vasto pubblico, oltre a investire in profondità scelte di politica economica centrali per il futuro dell’intero paese. Per il Parco Sud si apre quindi una interessante opportunità in questa circostanza; questo polo può diventare un elemento di attrazione e, soprattutto, un ambito di studio, confronto, sperimentazione e proposta di grande rilievo, ben al di là della nostra area metropolitana.
Se per questi motivi il Parco va tutelato, occorre uscire dalla fase difensiva per definire una proposta di ampio respiro. Ma di difesa c’è comunque un gran bisogno, perché negli anni, e anche molto recentemente, sono stati siglati accordi di programma che hanno permesso deroghe per realizzare insediamenti di varia natura all’interno dei confini del Parco (Cerba, Rosate, Vignate). Ma il vero problema – e la vera minaccia – è rappresentato dalla volontà della Provincia di Milano che, ormai da qualche tempo, ha avviato la procedura di variante generale al Piano territoriale di coordinamento (Ptc) del Parco. Un percorso che presto subirà un’accelerazione, anche a fronte delle numerose richieste di Comuni e privati di modificare i confini e le destinazioni per proporre nuove espansioni e nuovi insediamenti.
E qui arriviamo all’intreccio che è davvero complesso. Lo scorso giugno la Provincia di Milano ha adottato il nuovo Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) e si appresta, nei primi mesi del 2013, ad approvarlo definitivamente. Nel piano adottato, la maggioranza di centrodestra non ha voluto individuare gli ambiti strategici sulle aree agricole ricomprese nei parchi (gli ambiti agricoli strategici, così come prevede la legge regionale 12, una volta individuati nei piani territoriali, hanno prevalenza sui singoli Pgt comunali e su queste aree non è possibile fare la perequazione urbanistica). La scelta operata dal centrodestra in Provincia ha immediate conseguenze sul Parco Sud e sulle aree del parco ricomprese nei confini del comune capoluogo.
Come è noto, il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) approvato dal consiglio comunale di Milano ha modificato positivamente la precedente impostazione del centrodestra e ha eliminato gli indici di edificabilità nel Parco Sud, mettendo un punto fermo molto importante.
Milano e gli altri 133 Comuni della provincia hanno di fronte una scadenza importante: proporre le aree agricole da inserire nel Ptcp provinciale. La procedura, infatti, prevede che tutte le realtà interessate – comuni, organizzazioni imprenditoriali, associazioni, cittadini singoli e organizzati – possano presentare le loro osservazioni al piano adottato entro la data del 9 settembre. In questo contesto, la stessa Provincia, grazie a una mozione bypartisan, sta preparando una sua proposta di definizione di ambiti agricoli: una parziale marcia indietro rispetto all’impostazione data al Piano stesso.
Il rischio che si corre – con buona probabilità – è di trovarsi di fronte a una proposta accomodante della Provincia, capace forse di trovare il consenso dei Comuni, ma che, per effetto della variante generale al Ptc del Parco, potrà prefigurare un Parco Sud ridimensionato nei confini, nelle superfici e nelle destinazioni. Un intreccio complesso, ma con una sua logica stringente.
Quindi, è da Milano che ci dobbiamo aspettare uno scatto di progettualità e di capacità di visione strategica. La giunta guidata da Giuliano Pisapia può giocare un ruolo importante, strappando alla Provincia quella sorta di esclusiva nei rapporti con tutti gli altri Comuni, soprattutto in termini di pianificazione territoriale: sullo stesso Ptcp, sulla variante generale del Ptc del parco e sui Piani di cintura urbana (altra importante partita territoriale). Milano quindi, proprio in questa fase, può costruire una nuova alleanza attorno a una proposta che sappia disegnare una vera prospettiva politica di gestione del territorio e non un’accettazione delle nefaste logiche di consumo del territorio in nome del recupero di disponibilità finanziaria. Una tentazione cui cedono molto spesso anche Comuni guidati da giunte che dovrebbero fare della sostenibilità una solida bandiera.
Come sempre, è la politica che deve guidare le scelte e Milano può mettersi alla testa di una presa di coscienza che può maturare all’ombra di due occasioni importanti: il già citato Expo e l’imminente creazione della città metropolitana. La nascita di questo nuovo ente, con capacità di programmazione di area vasta, dimensione strategica e reali poteri, può essere l’elemento catalizzatore per costruire una nuova politica del territorio provinciale milanese. Che abbia al centro il futuro, nuove opportunità di creazione di lavoro, un rapporto equilibrato tra costruito e spazi liberi, una mobilità davvero sostenibile pensata sullo sviluppo del trasporto pubblico. Iniziamo a discuterne. Prima possibile.

(*) pubblicato sull’ultimo numero di Arcipelago Milano http://www.arcipelagomilano.org/

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