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Mafia in Lombardia. Da Zambetti al Sud Milano

Lo scandalo esploso nei giorni scorsi con l’arresto dell’assessore regionale Domenico Zambetti – accusato di essere stato eletto nel 2010 con l’aiuto decisivo delle cosche calabresi presenti sul territorio lombardo – ha giustamente sconvolto la pubblica opinione. La Procura milanese sostiene che Zambetti ha comprato circa 4mila voti utilizzando i capi della ‘ndrangheta locale Costantino e Giuliano ed è stato una delle pedine del processo di costruzione dei rapporti tra alcuni esponenti politici e le cosche. Alcuni dei loro capi hanno potuto entrare ufficialmente – come si legge dai resoconti dell’inchiesta – nei palazzi istituzionali regionali e incontrare rappresentanti politici e funzionari.

LA PROCURA MILANESE INDAGA Quanto successo nei giorni scorsi non rappresenta un vero colpo di scena, perché da molti anni diverse inchieste giudiziarie, numerose associazioni, alcuni esponenti politici, inchieste giornalistiche hanno denunciato la capillare presenza e l’attività criminale e imprenditoriale della malavita organizzata nella nostra regione. Una denuncia spesso sottovalutata e addirittura contrastata negli scorsi anni da alcune istituzioni locali, ma confermata puntualmente dalle inchieste della magistratura arrivate a conclusione con pesanti condanne agli esponenti delle cosche, soprattutto calabresi. Inchieste che hanno messo in chiaro la rete di interessi legati al traffico di droga all’Ortomercato di Milano, i rapporti emersi nell’inchiesta Parco Sud, l’articolazione delle diverse organizzazioni ‘ndranghetiste che a Milano e nei comuni della prima cerchia hanno creato una serie di attività nel mondo dell’edilizia e dell’intermediazione immobiliare (operazione Infinito).

MENTRE LA POLITICA SOTTOVALUTA… Alla luce di quanto sta emergendo in questi anni, si spiega meglio l’atteggiamento di alcune amministrazioni (la giunta milanese guidata da Letizia Moratti fino al 2011) e di alcune forze politiche (la Lega Nord) che hanno sempre sottovalutato il problema dell’infiltrazione mafiosa negando la necessità di costituire commissioni consiliari “ad hoc”. Un comportamento che ha avuto riflessi anche a Melegnano, il sindaco Bellomo e la sua maggioranza di destra negano l’esistenza del fenomeno mafioso in città e nel territorio circostante. E di recente hanno manifestato la loro idiosincrasia al problema bocciando, in consiglio comunale, con motivazioni banali e inconsistenti, la proposta delle minoranze di centrosinistra di istituire la commissione consiliare speciale su “Legalità e lotta alla criminalità mafiosa”.

…SCOPPIANO GLI INCENDI DOLOSI Mentre gli inquirenti indagano e i politici sottovalutano, alcuni fatti avvengono anche qui da noi. Un mese e mezzo fa, infatti, il 3 settembre, nella notte, una sezione della piattaforma di rifiuti della società comunale Mea (Melegnano Energia Ambiente), che si occupa dell’igiene urbana a Melegnano, è andata a fuoco a causa di un incendio doloso. Gli inquirenti stanno indagando: allo stato non escludono alcuna pista, compresa quella dell’incendio come avvertimento.

…NEL LODIGIANO E NEL SUD MILANO Il fenomeno degli incendi di impianti, grandi e piccoli, di trattamento e deposito rifiuti non è nuovo nel Sud Milano e nel Lodigiano. Ecco l’elenco dei roghi avvenuti da luglio 2006 a settembre 2012 nella nostra zona:

luglio 2006, piazzola ecologica, Zelo Buon Persico (Lodi);
giugno 2007 tritovagliatore, Bustighera di Mediglia (Milano);
giugno 2009, piazzola ecologica, Fombio (Lo);
luglio 2009, impianto  Cdr, Ospedaletto Lodigiano (Lo);
agosto 2009, due escavatori, Boffolara d’Adda (Lo);
ottobre 2009, impianto di Cdr, Ospedaletto Lodigiano (Lo);
ottobre 2009, piazzola ecologica, Sant’Angelo Lodigiano (Lo);
maggio 2010, discarica, Cavenago d’Adda (Lo);
ottobre 2010, mezzo speciale, Ospedaletto Lodigiano (lo);
ottobre 2010 impianto Cdr, Ospedaletto Lodigiano (Lo);
novembre 2010, impianto di compostaggio, Boffalora d’Adda (Lo);
novembre 2010 impianto di selezione, Lodivecchio (Lo);
novembre 2010 impianto di selezione, Casalpusterlengo (Lo);
dicembre 2010, piazzola ecologica, San Zenone al Lambro (Mi);
marzo 2011, impianto di trattamento rifiuti, Ospedaletto Lodigiano (Lo).

Questa serie di incendi, tutti dolosi, ha spinto la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano ad aprire un’inchiesta.

DIAMOCI UNA MOSSA! Serve quindi mobilitarsi per la legalità e per battere le mafie ovunque esse siano. Serve che le istituzioni accendano un faro sulle zone grigie e di illegalità. Serve istituire, anche a Melegnano, come a Milano e in altri Comuni, la Commissione consiliare per la legalità e la lotta alle mafie. Occorre superare l’ostilità del sindaco e della sua maggioranza a costruire strumenti di controllo e monitoraggio all’interno delle amministrazioni locali. Per ciò è fondamentale costruire una mobilitazione di cittadini, commercianti, imprenditori affinché un’offensiva civile e culturale, strutturata e organizzata, sconfigga la presenza criminale. Ma bisogna anche battere la cultura della rassegnazione e dell’indifferenza.

Pietro Mezzi  (Consigliere comunale)

22 Ottobre 2012 – Prima parte   

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