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Melegnano / Bocciata la Commissione Antimafia. Male! Ma ne riparliamo alla prossima intimidazione, al prossimo incendio, al prossimo arresto.

Salvatore Borsellino e le Agende rosse

Mercoledì scorso la maggioranza di destra del consiglio comunale di Melegnano ha bocciato la proposta, avanzata da Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico, di istituire la commissione consiliare “Legalità e antimafia”. Un’iniziativa già avviata da altri enti locali, come il Comune e la Provincia di Milano. Con 10 voti contro (e sei a favore) la mozione è stata respinta. Risibili e inconsistenti le motivazioni a sostegno del voto contrario: “Non serve, ci sono già le altre commissioni consiliari, il problema è sottocontrollo eccetera”. Di fatto, la destra che governa Melegnano non ritiene che sia compito delle istituzioni e della politica farsi carico dei problemi connessi alla presenza mafiosa nel sud Milano. Non ritiene che debba essere il Comune a stare in prima fila e farsi promotore della legalità e della lotta antimafia.
Il voto di mercoledì scorso è stato un grave errore, sul piano politico, su quello istituzionale ed etico. Oggi, di fronte alla penetrazione del fenomeno mafioso nell’economia, nella politica, nelle istituzioni e nella società sono proprio le istituzioni e la politica a doversi fare carico del problema rappresentato dalla presenza delle organizzazioni criminali, anche nel melegnanese. E i casi e i dubbi non mancano. Negli ultimi anni, tre sono state le agenzie immobiliari che hanno preso fuoco in città. E’ di un anno e mezzo fa la notizia dell’arresto di un latitante di ‘ndrangheta a Melegnano. E’ di un mese e mezzo fa l’incendio doloso alla piattaforma dei rifiuti della Mea (società a maggioranza pubblica comunale che si occupa di igiene urbana e gas) di Melegnano. Un episodio, quest’ultimo, che potrebbe inserirsi nel lungo elenco di incendi appiccati nell’Alto Lodigiano e nel Milanese ai danni degli impianti di trattamento rifiuti (alcuni di questi sono oggetto di indagine da parte della Direzione distrettuale nazionale antimafia). Questi segnali non bastano al sindaco di Melegnano e alla sua maggioranza per convincersi che è ora di fare qualcosa, di impegnarsi concretamente sul fronte della lotta alla penetrazione mafiosa nella nostra zona. La Commissione era un segnale preciso di una volontà politica: per produrre cultura della legalità, per far sì che anche il consiglio comunale fosse informato di taluni eventi, per ascoltare il punto di vista dei rappresentanti delle forze dell’ordine e delle organizzazioni sindacali e degli imprenditori della zona. Chiedere alle forze dell’ordine se, ad esempio, la nostra città e le sue numerose attività commerciali (circa 300) subiscono o meno il ricatto dell’estorsione e del racket. Per il sindaco Bellomo e per la sua maggioranza, invece, non è lecito sapere, non è possibile conoscere, non è opportuno domandare se il fenomeno mafioso esiste o meno da noi. Per il sindaco Bellomo e per la sua maggioranza Melegnano è insomma un’isola felice. Un’isola felice? Ne riparliamo alla prossima intimidazione, al prossimo incendio, al prossimo arresto.
Melegnano 8 ottobre 2012

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