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La ‘Ndrangheta nel Sud Milano. I nomi delle famiglie * / 3

 

La mappa dei clan di Milano e Monza

La Relazione 2008 dell’Antimafia Il problema dell’infiltrazione della criminalità organizzata in Lombardia e anche nel Sud Milano non nasce oggi, ma parte da lontano, con l’espandersi dell’attività soprattutto delle cosche calabresi. La relazione della Commissione parlamentare Antimafia del 2008 delinea in modo dettagliato un quadro inquietante. Le tradizionali famiglie malavitose di origine meridionale, sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire e a sfruttare le zone di influenza, stringendo, dal punto di vista istituzionale, alleanze con spregiudicati gruppi politico-affaristici e, dal punto di vista economico, inserendosi nel campo imprenditoriale con illimitate disponibilità economiche. Avvalendosi delle potenzialità fornite dalla prima piazza economico-finanziaria a livello nazionale, la ‘ndrangheta attua il riciclaggio e/o il reimpiego dei proventi derivanti dalla gestione, anche a livello internazionale, di attività illecite (traffico di sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi, immigrazione clandestina, turbativa degli incanti…), inserendosi insidiosamente nel tessuto economico legale, grazie all’esercizio di imprese all’apparenza lecite (esercizi commerciali, ristoranti, imprese edili, di movimento terra…), della geografia regionale, con le diverse aree di influenza distribuite fra i vari clan”. Così recita un passo dedicato alla “colonizzazione” della Lombardia da parte della ‘ndrangheta, che poi individua nell’hinterland sud-ovest del capoluogo lombardo (in particolare nei comuni di Corsico, Cesano Boscone, Rozzano, Buccinasco, Trezzano sul Naviglio e Assago) l’area di maggiore sviluppo.  Le ‘ndrine del Sud Milano Attive sono soprattutto le ‘ndrine originarie della Locride e della piana di Gioia Tauro, principalmente quelle che fanno capo alle famiglie Morabito-Bruzzaniti-Palamara, Morabito-Mollica, Mancuso, Mammoliti, Mazzaferro, Piromalli, Iamonte, Libri, Condello, Ierinò, De Stefano, Ursini-Macrì, Papalia-Barbaro, Trovato, Paviglianiti, Latella, Imerti-Condello-Fontana, Pesce, Bellocco, Arena-Colacchio, Versace, Fazzari e Sergi. Nel Sud Milano l’articolazione vede il territorio controllato con una vera e propria suddivisione: a San Donato Milanese gli Iacono, legati alla cosca Dominante-Carbonara di Vittoria (Ragusa), a San Giuliano Milanese Emanuele Argenti (“u lattaru”), a Melegnano Emanuello e Rinzivillo e nel quadrilatero Cesano Boscone-Corsico-Buccinasco-Trezzano sul Naviglio i Barbaro-Papalia. L’economia a rischio Le categorie economiche maggiormente a rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, secondo la Commissione Antimafia, sono “le costruzioni edili attraverso piccole aziende a non elevato contenuto tecnologico, che si avvalgono della compiacenza di assessori e amministratori locali amici e si infiltrano negli appalti pubblici; autorimesse e commercio di automobili; bar, panetterie, locali di ristorazione; sale videogiochi, sale scommesse e finanziarie; stoccaggio e smaltimento rifiuti; discoteche, sale bingo, locali da ballo, night club e simili; società di trasporti; distributori stradali di carburante; servizi di facchinaggio e pulizia; servizi alberghieri; centri commerciali; società di servizi, in specifico, quelle di pulizia e facchinaggio”. Senza dimenticare che la ‘ndrangheta è diventata praticamente una banca parallela, che “aiuta” gli imprenditori con prestiti e fideiussioni bancarie. Nuovo incendio a San Giuliano Milanese Intanto continua lo stillicidio di incendi dolosi che colpiscono anche nel nostro territorio attività economiche di vari settori. L’ultimo in ordine di tempo lo scorso 25 ottobre a San Giuliano Milanese. Obiettivo il centro estetico Sunshine di via Sanremo, con la solita tecnica usata anni fa per la serie di attentati contro tre diverse agenzie immobiliari di Melegnano: liquido infiammabile versato all’interno e poi incendiato. Difficile pensare che atti come questo siano estranei alla logica di controllo del territorio messa in atto dalla criminalità organizzata.

I Sindaci della zona battano un colpo Cos’altro bisogna aspettare perché i Sindaci della zona si facciano carico del problema, mobilitando le forze migliori del loro tessuto sociale al fine di accendere i riflettori e costruire adeguati strumenti di contrasto attraverso la conoscenza dei fenomeni e il coinvolgimento dei cittadini?

Pietro Mezzi – Consigliere comunale – 9 Novembre 2012 / Post numero 3

 *Nell’indicare i nomi delle varie famiglie criminali ci rendiamo conto che esistono casi di omonimia che possono creare equivoci. Ci sono persone per bene in tutto il Sud Milano, a Melegnano e ovunque, che hanno la sfortuna di portare lo stesso cognome di chi delinque. E’ sempre importante saper distinguere.

 

 

 

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