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LOMBARDIA / Cambia clima!

di Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano.

CaseriniDa anni si stanno incrociando a scala planetaria diverse crisi: economica, energetica e climatica. Di tali crisi l’opinione pubblica inizia ad accorgersi, per le crescenti iniquità del sistema economico, per l’aumento del costo dell’energia e per i numerosi segnali legati ai cambiamenti climatici, come le alte temperature e le precipitazioni estreme. Tale consapevolezza pare però non essere altrettanto sviluppata tra i decisori politici ai vari livelli o, quantomeno, essa non si traduce in politiche attive di contrasto dei fenomeni legati ai cambiamenti del clima. Ciò vale per le scelte della comunità internazionale, dei singoli stati, delle loro regioni e delle autonomie locali. Le Regioni, singolarmente e tra di loro coordinate, possono invece offrire risposte concrete per contrastrare il progressivo fenomeno della crisi climatica. La Lombardia, motore economico del Paese, per l’importanza e la forza del suo sistema produttivo potrebbe davvero svolgere un ruolo di primo piano per il contrasto del “climate change”. Purtroppo, in questi quasi quattro lustri di governo formigoniano, così non è stato. E la nostra regione, in tutti questi anni, ha perso più di un’occasione per dimostrarsi all’altezza del ruolo che le spetta. Sicuramente non ha saputo puntare con forza e decisione sulla riconversione ambientale della sua economia e diventare punto di riferimento nazionale per le azioni di contrasto ai cambiamenti del clima. Nel contributo di Stefano Caserini, che ringrazio della disponibilità, sono indicate le strade per una regione che pensa al proprio futuro e al futuro del pianeta.
Pietro Mezzi

Il contrasto ai cambiamenti climatici è una delle azioni che una regione che pensa al proprio futuro e al futuro del pianeta dovrebbe mettere in campo. In questi anni, anni decisivi per il contenimento delle emissioni, non vi è stata una politica sul clima, in particolare su temi dell’adattamento e della mitigazione. Cosa potrebbe fare, quindi, la Lombardia su questa grande questione globale?
Serve un Piano per il Clima – Le attività in materia di cambiamenti climatici che la Regione Lombardia dovrebbe promuovere possono essere ricondotte a cinque macrotipologie di azioni. La conoscenza: attività volte a conoscere e a far conoscere (alla cittadinanza) le cause del problema, lo stato di fatto e i possibili scenari evolutivi. L’adattamento: attività volte a rendere la Lombardia meno vulnerabile e a ridurre i danni dai cambiamenti climatici già in atto e che saranno inevitabili nell’immediato futuro. La mitigazione: attività volte a ridurre le emissioni di gas serra e a potenziare gli assorbimenti di carbonio. La comunicazione della necessità delle misure di adattamento e mitigazione. Il coordinamento delle attività regionali sui cambiamenti climatici tramite il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle imprese, dell’associazionismo, dei cittadini.
Queste attività, fra loro coordinate, visti gli indubbi collegamenti esistenti, devono essere ricondotte a una strategia generale sui cambiamenti climatici, una sorta di “Piano per il clima”, avente al suo interno i Piani della conoscenza, di adattamento e di mitigazione.
Conoscere i cambiamenti climatici – Si tratta di promuovere l’attività di ricerca scientifica, monitoraggio e comunicazione volta a rafforzare il quadro conoscitivo sullo stato di fatto e sulla sua possibile evoluzione. L’attività dovrà essere portata avanti in collaborazione con le istituzioni scientifiche lombarde che lavorano in questi settori, nonché con i più rilevanti enti scientifici nazionali. Ad esempio alcuni strumenti strutturali del Piano della conoscenza possono essere: il Sistema informativo energetico regionale (Sirena); l’Inventario delle emissioni di gas serra (Inemar); l’Inventario degli assorbimenti (Inemar); l’Archivio dei dati parametri meteo- climatici; l’archivio dei dati idrografici; l’Archivio dei dati glaciologici (andamento dello spessore e dell’estensione del ghiacci lombardi). Gli Specifici approfondimenti possono riguardare vari aspetti, fra cui già si delineano l’analisi del rapporto fra la qualità dell’aria (ozono, Pm10, NO2) e tendenze climatiche; gli approfondimenti (stima di dettaglio degli assorbimenti da sistemi forestali e agricoli); la valutazione modellistica delle tendenze climatiche in Lombardia (e nel  bacino padano), migliorando l’accuratezza delle informazioni tramite la regionalizzazione (downscaling) delle proiezioni climatiche; la stima dei possibili impatti futuri dalle variazioni delle temperature e delle precipitazioni sulle risorse idriche e i ghiacci della Lombardia.
Adattarsi ai cambiamenti del clima – La comunità scientifica è concorde sul fatto che alcuni cambiamenti climatici saranno nel prossimo futuro inevitabili; per questo motivo una parte importante delle attività regionali dovrà riguardare le strategie da mettere in campo per gestire le conseguenze di questi cambiamenti climatici sui vari settori in cui si verificheranno. I cambiamenti climatici (e anche le politiche di mitigazione) avranno effetti socio-economici rilevanti e alcuni settori (ad esempio la sanità e l’agricoltura) e gruppi sociali (anziani, disabili, famiglie a basso reddito) ne subiranno le conseguenze più di altri. L’adattamento è in piccola parte già in atto, in modo frammentato e insufficiente. Occorre invece un approccio più strategico per garantire che le misure di adattamento necessarie siano adottate per tempo e siano efficaci e coerenti tra i vari settori e livelli di governo interessati.
Molte nazioni europee (l’Italia non ancora) e molte grandi regioni di tutto il mondo (ad esempio, California e Catalogna) hanno già approvato specifiche normative quadro per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Le attività di adattamento riguardano principalmente la sanità (popolazione più esposta alle ondate di calore) e l’agricoltura (in relazione alla variazione delle temperature e delle precipitazioni), ma le azioni di adattamento riguardano anche altri settori, nonché gli ecosistemi e le risorse naturali. L’obiettivo può essere l’approvazione di una “Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, che riguardi la gestione dei diversi possibili impatti, fra cui quelli su salute (decessi e malattie legati alle ondate di calore: attività di informazione, di gestione dell’allarme e dell’emergenza), agricoltura e foreste (incidenza dei cambiamenti climatici sulle rese, sulla gestione del bestiame e sull’ubicazione della produzione; rischio di problemi alle colture per la maggiore probabilità di eventi meteorologici estremi; diminuzione del tasso di materia organica nel suolo; cambiamenti nello stato di salute e nella produttività delle foreste e modifiche nella distribuzione geografica di alcune specie di alberi), energia (effetto della variazione delle precipitazioni e della frequenza delle ondate di calore sul raffreddamento degli impianti di produzione di energia termoelettrica; effetto dei picchi di temperature estive sul maggiore consumo di energia; effetto di eventi meteorologici estremi sulla distribuzione dell’elettricità); infrastrutture (effetto dei fenomeni meteorologici estremi su edifici, infrastrutture di trasporto e di approvvigionamento energetico e idrico, in particolare per le zone ad alta densità di popolazione); turismo (conseguenze dovute alla diminuzione delle precipitazioni nevose nelle zone alpine); ecosistemi e risorse naturali (le attività di adattamento includono tutte le attività di prevenzione, di riduzione della vulnerabilità, fra cui ad esempio la progettazione delle infrastrutture e degli edifici in modo da ridurre al minimo il consumo di acqua e di energia e migliorare la capacità di trattenere l’acqua e la capacità di raffreddamento nelle zone urbane). Un altro filone delle attività di adattamento riguarda il miglioramento del sistema di prevenzione e protezione dai rischi naturali. Il territorio lombardo è fragile per l’esposizione a rischi naturali, in particolare per rischio idrogeologico (frane) e idraulico (esondazioni) e per gli incendi. Oltre a una corretta pianificazione e gestione del territorio, serve un efficace ed efficiente sistema di allertamento pubblico (previsioni meteo, soglie di criticità per l’attivazione dell’emergenza, monitoraggio). Il cambiamento del clima in atto favorirà peraltro l’aumento dei fattori di rischio (piogge intense, ondate di calore, condizioni meteo che favoriscono incendi boschivi) che innescano situazioni di pericolo per l’uomo e per l’ambiente. È quindi necessario valorizzare il Servizio meteorologico regionale garantendo un servizio pubblico regionale a tutela della sicurezza dell’uomo e dell’ambiente, in coordinamento con il livello di Protezione civile nazionale (che, infatti, con la legge 100 del 2012 sta definendo, insieme alle Regioni, il Servizio meteorologico nazionale distribuito).
Mitigare i cambiamenti del clima – La riduzione delle emissioni di gas serra e l’aumento degli assorbimenti sono ormai ineludibili anche per una regione come la Lombardia. L’Unione Europea ha già messo in atto misure concrete per adempiere al suo impegno di ridurre, entro il 2020, le emissioni di gas serra del 20% rispetto ai valori del 1990 (la riduzione potrebbe salire al 30% in caso di un accordo internazionale con altri paesi industrializzati). Da questa strategia europea, ormai vigente, discendono obiettivi sia per le centrali elettriche e le industrie ad alta intensità di energia (impianti soggetti all’Eu-Ets, Emission trading system europeo: riduzione delle emissioni del 21% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020) sia per gli altri settori con emissioni di gas serra nell’atmosfera (settori non-Ets: per l’Italia riduzione delle emissioni del 13% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020). Le azioni di mitigazione devono quindi essere coordinate e portate avanti nell’ambito di una strategia integrata su qualità dell’aria e clima, che punti a realizzare le riduzioni con criteri di efficienza e minimizzazione dei costi.
Una prima suddivisione delle politiche di mitigazione può essere effettuata nei settori: energia (in questo campo la Lombardia ha definito il Piano d’Azione per l’Energia – PAE – ma è necessaria la definizione di un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 collegato al PAE, che recepisca gli impegni già assunti ma mai attuati dalla Regione con la firma della “Dichiarazione di Lione”); agricoltura, suoli e foreste (definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni di CH4 e N2O dalle attività agricole e zootecniche; definizione di obiettivi assorbimento di CO2 tramite stoccaggio di C nei suoli agricoli e nelle foreste); territorio e mobilità (revisione delle linee guida della pianificazione territoriale al fine di contenere le emissioni di CO2; ridiscussione delle infrastrutture autostradali sulla base di uno studio approfondito, per valutare l’effettiva esigenza e convenienza a fronte dei flussi di traffico esistenti e futuri). Le politiche devono essere coordinate, viste le tante sinergie e sovrapposizioni, valutando l’entità delle riduzioni possibili nei vari settori e creando un sistema di monitoraggio dei progressi svolti verso l’implementazione delle azioni di mitigazione e dei risultati raggiunti sulle riduzioni attese. Dovranno essere valutati i costi e i benefici delle varie politiche di mitigazione, non solo in termini assoluti ma anche sui diversi settori socioeconomici e sulle classi sociali più deboli. Di grande interesse sarà altresì valutare i co-benefici e i punti di contrasto fra le politiche di riduzione dei gas serra e quelle messe in campo per la riduzione del particolato atmosferico e l’NO2. In una strategia di mitigazione possono essere inoltre comprese azioni regionali volte allo sviluppo di progetti CDM o JI, al fine di creare dei “crediti” riconosciuti in ambito Unfccc, eventualmente spendibili per raggiungere gli obiettivi prefissati. È inoltre utile la promozione di un gentleman agreement con Borsa italiana per la rendicontazione obbligatoria delle emissioni di CO2 per tutte le aziende quotate in Lombardia.
Comunicare i cambiamenti climatici – La Regione ad oggi non ha mai effettuato azioni di sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici, che è invece una componente cruciale di una politica sul clima, e può realizzarsi tramite: informazione e formazione sulla realtà del riscaldamento globale; informazione sulle attività regionali sui cambiamenti climatici (portale web, newsletter, mailing list); formazione verso dipendenti del sistema regione; formazione verso il sistema dell’istruzione e della formazione regionale; supporto alle aziende e alla regione Lombardia sul tema dei meccanismi flessibili (Emission trading, Joint implementation e Clean development mechanism).
Coordinare le azioni sul clima nella regione – È necessario che la politica sul clima si nutra del dialogo con la società civile, il mondo delle associazioni, delle imprese e con i livelli amministrativi provinciali e regionali. È possibile avviare un’attività di partecipazione per raccogliere proposte di azioni in diversi settori, sulla base di una simile esperienza della Catalogna.
La Regione può collaborare con il mondo delle associazioni che lavorano nel settore della cooperazione internazionale, svolgere un ruolo di supporto per lo sviluppo di progetti di Clean Development Mechanism.
Un ruolo cruciale per la partecipazione dei comuni e delle province lombarde alle politiche sul clima riguarda, da parte regionale, il coordinamento territoriale delle politiche previste dal “Patto dei Sindaci”. All’interno del “Piano per il clima” la regione Lombardia deve prevedere il supporto tecnico e finanziario, il coordinamento e la valorizzazione delle azioni locali dei firmatari del Patto dei Sindaci.
Azioni effettive ed efficaci sviluppate a livello urbano creano infatti un contributo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi delle politiche regionali. L’introduzione di specifici schemi di finanziamento per la redazione e l’implementazione dei Paes può essere effettuata attraverso: la pianificazione intelligente dell’utilizzo dei fondi della politica di coesione (il nuovo periodo 2014-2020 dovrebbe mobilitare più risorse per le politiche climatiche ed energetiche); la creazione di fondi rotativi; la creazione di Esco; il partenariato pubblico-privato; i co-finanziamenti con la partecipazione attiva dei fondi locali; l’introduzione di schemi di premialità per le azioni sviluppate dagli enti locali in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi delle politiche climatiche ed energetiche regionali, nazionali ed europee. Il supporto tecnico ai comuni firmatari del Patto dei Sindaci può essere effettuato coinvolgendo università e centri di ricerca regionali e l’Arpa. Sarebbe utile identificare e testare buone pratiche e sviluppare progetti pilota ripetibili in altri Comuni e in altre aree; sviluppare un sistema di controllo, verifica e monitoraggio dei Paes a livello regionale per assicurare il raggiungimento degli obiettivi dichiarati nei Paesi stessi.

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