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LOMBARDIA / Fermare il consumo di suolo, rinnovare le città, tutelare il territorio

Aerial View of Highway Interchange

di Pietro Mezzi

Da alcuni anni, il tema del consumo di suolo, quello agricolo in particolare, si è imposto all’attenzione degli addetti ai lavori (urbanisti, ambientalisti, politici, amministratori pubblici) e dell’opinione pubblica più in generale. L’erosione delle aree agricole e, contemporaneamente, l’urbanizzazione costante dei centri abitati, medi e piccoli, ha creato un’attenzione diffusa ai riflessi determinati da questi fenomeni impetuosi. Il tema del contenimento e dell’arresto del consumo di suolo si è imposto anche come tema dell’agenda politica sia in ambito locale che nazionale.

Irrigation SprinklersAlcuni dati – In poco più di 50 anni, in Lombardia, si è registrato un aumento considerevole delle aree antropizzate (dati Ersaf 2009): si è passati infatti dal 4,2% della superficie totale regionale del 1954 al 14,1% del 2007. Contemporaneamente, le aree agricole si sono ridotte, sempre in valori percentuali, dal 55,4% del 1954 al 43,7% del 2007. Ciò ha voluto dire oltre 235.700 ettari in più di aree antropizzate rispetto alla superficie occupata al 1954 e, contemporaneamente, l’erosione di oltre 278.000 ettari di aree agricole rispetto al totale delle superfici, sempre al 1954.
Per quanto riguarda l’uso del suolo, nelle due province più urbanizzate della Lombardia (Milano e Monza Brianza) le aree antropizzate sono cresciute dal 13 (1954) al 42% (2007), mentre le aree agricole sono diminuite dall’80 al 49%, sempre nello stesso periodo.
La situazione nelle 12 province lombarde, nel periodo 1999-2007, vede una rapida e progressiva erosione di aree agricole: – 4,8% a Varese; – 4,3% a Como; – 2,9% a Sondrio; – 6,3% a Milano; – 5,4% a Bergamo; – 7,1% a Brescia; -2,4% a Pavia; – 1,5% a Cremona; – 2,8% a Mantova; – 9,9% a Lecco; -2,6% a Lodi; – 8,2% a Monza e Brianza. In Lombardia, nello stesso periodo, la riduzione delle aree agricole è stata del 3,4%. Sempre nelle 12 province, il tasso di urbanizzazione, tra il 1999 e il 2007, è stato il seguente: Varese (+5,5%); Como (+6,3%); Lecco (+8,6%); Sondrio (+12,2%); Milano (+10,5%); Monza e Brianza (+6,4%); Bergamo (+12,9%); Brescia (+14,2%); Pavia (+9,7%); Lodi (+15,6%); Cremona (+13,3%); Mantova (+21%). In Lombardia: +11,3%.
In nove anni, nella nostra Regione sono stati urbanizzati 34.163 ettari e si sono persi in maniera definitiva 43.275 ettari di superfici agricole (1).
Serve una legge regionale – Da questi dati è facile comprendere che occorre porre il tema del consumo di suolo all’interno della più ampia questione ambientale e procedere con urgenza a inserire nella legislazione regionale la prevenzione del consumo di suolo come caposaldo di una moderna legislazione ambientale. Serve una norma che tuteli il suolo, così come vengono salvaguardati altri beni comuni (l’aria e l’acqua), anche perché il consumo di suolo, a differenza di altri elementi, è irreversibile e non risponde a un ciclo naturale.
Gli effetti ambientali – Il consumo di suolo non solo modifica i rapporti tra spazi costruiti e spazi aperti e la percezione del paesaggio, ma altera gli equilibri ecosistemici del territorio. Ha effetti sul ciclo del carbonio, su quello dell’acqua, sul clima locale, sulla biodiversità, sugli equilibri agroambientali (2).
Suolo bene comune – Occorre progressivamente ridurre e azzerare il consumo di suolo della Lombardia, considerandolo come bene comune, una risorsa naturale e ambientale, scarsa e non rinnovabile. Si tratta di dar vita una battaglia non conservativa, ma profondamente innovativa, che parta dalle città e che si basi sul riuso dell’esistente e non sullo spreco di risorse. Occorre fermare il consumo di suolo per tornare a costruire le città come spazio di relazione, qualità, economia, coesione sociale, produzione culturale, attrattivo, energeticamente efficiente e sostenibile. Il perno della futura attività edilizia lombarda sarà basato quindi sulla riqualificazione urbanistica, la ristrutturazione dell’esistente, il riuso delle aree industriali e commerciali dismesse, la ridensificazione delle funzioni urbane nei nodi e lungo le linee di forza del trasporto pubblico collettivo (3).
E’ anche fondamentale istituire un centro di raccolta ed elaborazione dei dati sul consumo di suolo ai diversi livelli amministrativi: regione, province e comuni. Anche perché in assenza di dati certi e attendibili non è possibile condurre politiche ambientali coerenti agli obiettivi dichiarati e verificarne l’esito nel tempo.
Una nuova legge di governo del territorio – La legge 12 del 2005 per il governo del territorio non è stata in grado di contrastare il fenomeno dell’erosione continua del suolo lombardo; anzi, in buona parte dei casi, i Piani di governo del territorio hanno rappresentato la leva per pesanti e anacronistiche urbanizzazioni del territorio. Serve quindi una nuova legge regionale di governo del territorio per ridurre e azzerare il consumo di suolo lombardo, ponendo chiari obiettivi quantitativi; contrastare lo sprawl urbano; rafforzare i poteri delle Province lombarde e della futura città metropolitana milanese nella pianificazione di area vasta; introdurre la potestà decisionale alle maggioranze qualificate dei consigli comunali sulle decisioni irreversibili di pianificazione territoriale e ripristinare il ruolo del consiglio comunale anche in materia di pianificazione attuativa; introdurre la scadenza temporale dei diritti edificatori; rafforzare giuridicamente i parchi locali di interesse sovracomunale (Plis); azzerare il Piano casa.
OUTLET LOCATE IMMAGINEStop ai centri commerciali – Il territorio lombardo è disseminato di centri commerciali e di medie e grandi superfici di vendita, anch’esse consumatori di territorio. Nella nostra regione le politiche del commercio dovranno privilegiare quello di prossimità e di vicinato dei centri urbani, mentre per la grande distribuzione si propone una moratoria pluriennale autorizzativa, in attesa di una pianificazione delle medie e grandi superfici di vendita basata su un piano di settore veritiero, rapportato alle reali esigenze di mercato e dei relativi territori.
Meno cave, più territorio – L’attività estrattiva e il relativo piano di settore dovranno essere orientati alla puntuale quantificazione dei fabbisogni di escavazione, alla misurazione delle potenzialità esistenti, alla pianificazione attenta degli interventi, allo sviluppo della filiera del riciclo dei materiali da costruzione, alla minimizzazione degli impatti ambientali e territoriali, con norme che impongano il rispristino e il recupero ambientale dei siti, restituendo poteri a Province e Città metropolitana.
Aree protette da riformare – 
Serve varare una riforma (delle riforma) delle aree protette, mantenendo alcune novità della recente legge regionale, ma rafforzando alcuni istituti quali gli strumenti di pianificazione, restituendo poteri agli organi elettivi dei parchi quali espressione del territorio di riferimento, dando valore giuridico ai parchi locali di interesse sovracomunale (i Plis), costruendo, per le aree protette montane, un’Agenzia regionale dotata di autonomia finanziaria. Serve anche attuare progressivamente la rete ecologica regionale, a partire dal ripristino di condizioni naturali lungo le aste fluviali e torrentizie e dall’istituzione delle aree protette mancanti (quella del fiume Po).

di Pietro Mezzi – Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà alla Provincia di Milano

(1) dati Legambiente e Centro di ricerca sui consumi di suolo.
(2) Sergio Brenna, “Effetti ambientali del consumo di suolo”; “Centro di ricerca sui consumi di suolo – Rapporto 2012”.
(3) IX Congresso di Legambiente Lombardia; ottobre 2011.

 

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