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LOMBARDIA / Per una regione de-carbonizzata

di Giorgio Schultze, architetto, esperto di progettazione energetica
In materia di energia la Lombardia deve diventare la regione con più capacità di innovazione e di coraggio politico. La Lombardia non può essere al traino dell’Italia: occorre agire per rendere la nostra una regione all’avanguardia, una regione nella quale gli obiettivi europei “30-20-20” (1) si declinino in modo più spinto e deciso. Qui, più che altrove, serve puntare con coraggio alla riduzione dei consumi energetici, che deve diventare il centro delle politiche energetiche dei differenti settori di attività (industria, mobilità, territorio….). Il messaggio che dobbiamo lanciare è fatto di scelte che dovranno avere il coraggio di alzare gli standard di efficienza in tutti i settori di consumo finali. Così facendo si potrà ottenere un maggior ricorso alle fonti energetiche rinnovabili e una riduzione del fonti energetiche da combustibili fossili. L’obiettivo della Lombardia sempre più de-carbonizzata dovrà vedere in prima fila le istituzioni, le imprese e i cittadini.
Per superare gli obiettivi nazionali occorre puntare a un’azione congiunta in campo normativo, amministrativo, pianificatorio e di incentivi. La Lombardia deve anticipare l’obbligo europeo di “energia quasi zero” per tutti gli edifici di nuova costruzione (2), mentre le ristrutturazioni edilizie dovranno avvenire a basso consumo energetico.
Alla Lombardia serve un Piano energetico regionale, che punti alla riqualificazione energetica dell’intero patrimonio edilizio lombardo, alla riduzione dei consumi energetici nel settore industriale (audit energetici, riqualificazione dei processi produttivi e recupero dell’energia termica dispersa), alla riduzione dei consumi nel settore dei trasporti (occorre puntare alla mobilità sostenibile per ridurre i consumi di energia), alla pianificazione sostenibile del territorio (la nuova pianificazione territoriale dovrà inglobare gli obiettivi di sostenibilità energetica: i piani territoriali provinciali, i piani di governo del territorio e i piani integrati devono diventare strumenti concorrenti all’obiettivo lombardo del “30-20-20”) e allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili (che dovrà essere armonioso e compatibile con le vocazioni dei territori, per creare filiere corte sulle biomasse, installare il fotovoltaico al servizio di consumi energetici civili e industriali, rendere il solare termico diffuso e semplice da installare, attuare un piano di sfruttamento della geotermia a bassa entalpia associata a pompe di calore).
Con queste premesse sarà possibile costruire la Green economy lombarda in campo energetico e posizionare il sistema imprenditoriale lombardo verso le eccellenze tecnologiche europee.
(1) a livello europeo si prevede di ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 (da qui il “30-20-20”) e non  più solo del 20%.; (2) la direttiva 2010/31/Ce prevede di arrivarci entro il 2020.
Pietro Mezzi
La crisi economico-energetica-industriale del nostro Paese e in particolare della Lombardia, impone un ripensamento strutturale del ruolo del risparmio energetico e delle fonti energetiche rinnovabili nel processo di sviluppo e miglioramento della qualità della vita regionale e nazionale.
Ciò non solo come risposta alla crisi ambientale o come risposta contingente ed episodica di sostegno a questa o a quella tecnologia, ma come motore dello sviluppo, di nuove “filiere produttive”, capace di creare nuove opportunità di lavoro, nuove professioni, incentivando la ricerca e lo sviluppo nelle università e nell’industria, rinvigorendo il ruolo degli artigiani e della piccola media industria diffusa e radicata sul territorio.
La Regione Lombardia se avesse il coraggio di lanciare un progetto di lungo periodo con un’orizzonte temporale al 2050, con due tappe al 2020 e al 2030, potrebbe eguagliare e superare le regioni di eccellenza come il Trentino-Alto Adige e le regione di Friburgo e Berlino, in Germania.
Tre parole possono costituire l’asse portante delle linee strategiche: 1) riqualificazione dell’esistente; 2) innovazione tecnologica lungo tutta la filiera; 3) condivisione dei processi, attivando cittadini, enti locali, in particolare i Comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci e che hanno redatto il PAES (più di 700 comuni della Lombardia), e soggetti economici privati come le ESCo, in un quadro normativo e del ruolo istituzionale chiaro.
La riqualificazione edilizia e le costruzioni in classe “A” e “A+” presuppongono innovazione tecnologica e contrattuale, condivisione e coinvolgimento di operatori privati in un quadro chiaro di normative e procedure pubbliche (1).
Se gli edifici della Lombardia fossero portati in classe “C”, ciò comporterebbe un risparmio economico di circa 1 miliardo di € all’anno sulla bolletta energetica delle famiglie, con una riduzione di 400-500 € sull’attuale “bolletta energetica famigliare” (basti ricordare che nelle case di Friburgo la bolletta nelle case energy saving o passive house è di 10 € al mese. Bollette che includono riscaldamento, raffrescamento, luce, energia elettrice, anche per i fornelli ad induzione).
Sui condomini, tipologia molto diffusa nel nostro Paese, è dimostrato che i margini di risparmio energetico vanno dal 30 ad oltre il 50% dell’energia consumata, con tempi di ritorno degli investimenti che potrebbero variare da 3 a 15 anni, secondo la tipologia degli interventi (la sostituzione di una caldaia si ripaga in pochi anni, la coibentazione dei muri perimetrali o dei sottotetti si ripaga in 10-12 anni, la sostituzione dei vetri semplici con doppi vetri in 14-15 anni).
Queste azioni metterebbero in moto uno straordinario movimento nell’industria edile, oggi completamente paralizzata, e del relativo indotto (infissi, impianti termici, elettrici, idraulici, sistemi di controllo remoto…) e comporterebbero l’introduzione e la selezione dei migliori materiali per costruzione. La curva dei costi avrebbe un abbattimento legato all’economia di scala (il costo ad esempio degli infissi a doppi vetri con trasmittanze inferiori a 1,8 W/m2 °K, a Bolzano, dove ormai il mercato della classe “A+” è il più diffuso, è passato da 500 €/m2 a 250 €/m2) e si creerebbero vere e proprie “associazioni d’impresa”, per sviluppare economie di scopo con progettazione integrata.
Ma al di là delle sensibilità ambientali, dei potenziali risparmi, della conoscenza degli obblighi e delle opportunità offerte della normativa, in questo contesto di scarsità economica generalizzata chi pagherebbe questa riqualificazione?
Ormai da anni, anche nel nostro Paese, agiscono imprese, le Energy Service Company (ESCo), disponibili a farsi carico del volume complessivo d’investimento di riqualificazione, a gestire gli impianti, a fornire il combustibile necessario, a patto che venga lasciata loro, per un numero di anni congruo, tutto o la gran parte del “guadagno” derivante dal risparmio ottenuto annualmente. In particolare, con l’introduzione dei contratti di rendimento energetico con garanzia di risultato o, secondo la terminologia anglosassone, degli Energy Performance Contract (EPC), si è potuto formalizzare l’incrocio d’interessi tra chi vuole risparmiare e chi può investire. L’equilibrio ottimale si ottiene quando i risparmi economici ottenuti, sono in grado di coprire gli investimenti effettuati, in un arco di tempo inferiore la vita utile delle misure di risparmio realizzate. Nel caso in cui il programma contrattuale preveda la realizzazione di opere particolarmente rilevanti (cappotto, sostituzione infissi…) il contratto può, infatti, protrarsi per oltre 10 anni. In sostanza, sarà il risparmio energetico ottenuto annualmente a “pagare”, l’impresa che ha effettuato gli investimenti di riqualificazione, in una sorta di meccanismo virtuoso: meglio riqualifico, più risparmio, più guadagno, con costo zero per le famiglie e gli utenti finali.
Un patrimonio edilizio pubblico obsoleto – La maggior parte di edifici pubblici (scuole, asili, ospedali) risale al trentennio 1950-1970. Oltre l’80% fu costruito e ricostruito senza alcun riferimento ad una normativa di risparmio energetico. Vi sono scuole in cui sono stati misurati tra 200 e 350 kWh/m2 anno! Basti pensare che la scala di classificazione della certificazione energetica degli edifici in Lombardia, va dalla classe “A+”, che equivale a meno di 14 kWh/m2 anno, alla classe “G”, la peggiore, superiore a 175 kWh/m2 anno. L’ 80% ricade in classe “G”, semplicemente perché non vi sono altre lettere da assegnare. Scuole con impianti mal bilanciati dove gli alunni dell’ala nord hanno meno di 16° in classe e quelli esposti a sud 24°, con le finestre aperte; mal sezionati, dove per tenere accesa la palestra per le attività serali si deve riscaldare tutta la scuola vuota; con impianti vecchi, obsoleti, alcuni funzionanti fino a poco tempo fa “a carbone” e olio combustibile; con rendimenti al di sotto del 60%, quando vi sono ormai caldaie a gas a condensazione con un rendimento superiore al 100%.
E gli edifici privati non stanno meglio – E’ significativo che dell’oltre un milione di edifici privati certificati in Lombardia, oltre il 51% è in classe “G” con una media 284 kWh/m2 anno, oltre l’85% non supera la classe “E” e la media degli edifici esistenti è rimasta ad oltre 200 kWh/m2 anno. Questo tradotto in economia significa che in un appartamento civile, di 100 m2, degli anni ’70, una famiglia può arrivare a spendere per il solo riscaldamento 1.500-2.000 € all’anno. Significa che il margine operativo, il vero lavoro, nei prossimi 8-10 anni, sarà la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.
“Zero emission” – La sfida del prossimo decennio, sarà la costruzione, in classe, “A”, “A+”, o meglio “zero emission”. Non solo perché la legge lo impone, ma perché il mercato immobiliare sta radicalmente cambiando. Sta cambiando da quando cioè è obbligatorio allegare il certificato energetico negli atti di compra-vendita e nei contratti di locazione, esplicitando il consumo specifico. Le persone, le famiglie, le imprese prima di acquistare un immobile, oltre al luogo, ai servizi, i trasporti, la metratura, guardano il consumo specifico e, a parità di condizioni, scelgono quello nelle classe energetica migliore o pretende che vengano eseguiti interventi di miglioramento dell’involucro o degli impianti. Questa opportunità e questa attenzione è stata posta sull’housing sociale, cioè su quelle case che dovranno coprire il futuro fabbisogno abitativo delle famiglie a reddito medio-basso, cioè l’80% della popolazione.
Housing sociale a Crema – Una di queste prime esperienze messe in moto nel 2009 dalla Fondazione Housing Sociale, emanazione della Fondazione Cariplo, nel Comune di Crema, si è oggi finalmente concretizzata. Si tratta di un condominio di 90 appartamenti, composto di due grandi blocchi residenziali e di un asilo-scuola materna per 180 bambini. L’obiettivo era duplice: raggiungere la classe “A+” (meno di 14 kWh/m2 anno), con sovra-costi non superiori al 10% rispetto ad una costruzione in classe “C” (58-87 kWh/m2 anno). Il risultato è stato davvero promettente: la Classe “A+” è stata raggiunta e superata, con 7 kWh/m2 anno per il blocco nord, 4 kWh/m2 anno per il blocco sud, la classe “B” per l’asilo-scuola materna. Un costo di costruzione contenuto entro 1.200 €/m2, poco meno del 10% di una costruzione in classe “C”. Il terreno offerto dal Comune ha risolto un grave problema abitativo e di servizi all’infanzia a costo “zero”. Ora, i 90 appartamenti per metà saranno venduti e per metà messi in affitto ad anziani, giovani coppie o famiglie in difficoltà economica. Il canone per l’energia non dovrebbe superare, tutto compreso (bolletta termica ed elettrica) 20 €/mese, cioé 250 €/anno.
Tutto questo in condizioni di mercato e senza contributi a fondo perduto o forme d’incentivo diretto o indiretto, salvo la cessione dei terreni da parte del Comune. L’aspetto interessante di questa iniziativa è stato il contagio. In questi ultimi tre anni, solo in Lombardia, sono state realizzate oltre 4.000 costruzioni di diversa natura e tipologia in classe “A”, di cui 550 in classe “A+”.
(1) Il quadro normativo è ormai completo ed estremamente articolato. Negli ultimi 10 anni si è potuta completare l’armonizzazione, “a cascata” tra il livello europeo, nazionale e regionale sia sull’EE – efficienza energetica (Dir. 2002/91/CE, Dir 2010/31/CE; D.lgs. 192/2005, D.lgs. 311/2006, DM 26/06/2009, DPR 56/2009, LR 2012/4) sia nello sviluppo delle FER – fonti energetiche rinnovabili (Dir. 2004/32/CE, Dir. 2006/32/CE, Dir. 2009/28/CE; D.lgs. 28/2011), sia nell’integrazione di questi obiettivi nei programmi di riduzione delle emissioni climalteranti (Europa 2020, Piano Efficienza Energetica 2011). Questi tre ambiti assieme alle leggi finanziarie e fiscali (detrazioni fiscali del 50%, Decreto Sviluppo-D.L., 22/06/2012, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26/06/2012) e provvedimenti di sostegno specifico (Conto Energia PV), costituiscono l’impalcatura entro cui è possibile avviare processi generalizzati di riqualificazione energetica.

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