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LOMBARDIA / Acqua, dallo spreco alla blue economy

Legambiente lo dice chiaramente: “Gli investimenti idrici sono il secondo pilastro della green economy, a fianco di quelli energetici”. Insomma, anche per gli ambientalisti non basta aver vinto i referendum del giugno 2011, ora serve affrontare i problemi, seri e urgenti, della gestione idrica del nostro Paese. L’inquinamento di falde e acque superficiali, insieme ai ricorrenti fenomeni di carenza, rappresentano un’assoluta emergenza. Le direttive comunitarie costringono giustamente il nostro Paese a bruciare le tappe nel realizzare le necessarie opere di collettamento e depurazione.
Investimenti per 60 miliardi – E il deficit infrastrutturale si misura su cifre del valore di diversi miliardi di euro: 60 in totale. Stiamo parlando della più grande opera infrastrutturale italiana, da realizzare in tempi rapidi e con centinaia, migliaia di cantieri da aprire, per costruire depuratori e collettori, mettere mano a reti fognarie da cui colano liquami, separare le acque nere dalle acque bianche, gestire le piene. Opere pubbliche ma anche azioni private da incentivare: per attrezzare case, fabbriche, città affinché gli usi dell’acqua siano più efficienti, riducendo sprechi e impropri conferimenti in fogna, gestendo le acque di pioggia, rimuovendo inutili superfici impermeabili, riciclando le acque grigie.
Investimenti e posti di lavoro – A sostegno delle tesi di Legambiente c’è Federutility, la federazione che raggruppa 451 imprese italiane di servizi pubblici locali dei settori acqua ed energia, la quale, nel riconoscere che negli ultimi anni il servizio idrico nazionale è migliorato, sostiene che esiste ancora un problema legato alle perdite delle reti idriche. Per superare tale deficit occorrono forti investimenti e regole certe per il settore. In Italia servirebbero 4 miliardi di investimenti l’anno. Ma tale azione è rallentata per mancanza di norme chiare e stabili. Federutility stima in 4,5 i miliardi di progetti già cantierabili, che potrebbero generare 60 mila nuovi posti di lavoro.
A tutt’oggi (dati Legambiente) gli investimenti programmati per i prossimi 30 anni ammontano a circa 64 miliardi di euro, 2,1 miliardi l’anno. La maggior parte di questi investimenti riguarda i servizi di depurazione, di fognatura (il 65 per cento del totale) e il settore acquedottistico, soprattutto al Sud. Ma per fare questo occorre un profondo rinnovamento capace di coinvolgere le pubbliche amministrazioni, le società idriche, il settore delle costruzioni e i singoli cittadini.
Un rinnovamento che l’Istituto di ricerche Ambiente Italia stima in 27 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, che potrebbero creare 45 mila nuovi posti di lavoro.
Investimenti, costi e tariffe – Se gli investimenti idrici sono il secondo pilastro della green economy, va riconosciuto che servono regole chiare e risorse economiche. Serve anche chiarezza e onestà nei confronti dei lombardi. Infatti, la Ue ci impone il recupero pieno dei costi, seguendo il principio di chi inquina paga. Non può essere quindi la fiscalità generale la fonte finanziaria per reggere il volume degli investimenti necessari. Serve invece remunerare la produzione di un servizio, di trattamento delle acque di scarico, quelli esterni, ambientali in primo luogo. Serve un servizio equo e di qualità, garantendo l’accesso universale all’acqua come diritto indiscutibile.
I costi del servizio idrico in Lombardia sono più bassi che nelle altre regioni europee. In parte ciò è merito di oculate gestioni pubbliche, ma in larga misura ciò è possibile perché le tariffe non coprono il fabbisogno di investimenti, e spesso neanche gli oneri di gestione.
Serve un governance idrica – In una governance idrica tutta ancora da realizzare occorre tenere insieme la copertura degli investimenti, il miglioramento delle prestazioni del servizio, la lotta a sprechi e inquinamenti, la tutela delle fasce sociali deboli e dei territori meno avvantaggiati. Questo non significa aumentare l’onere economico per le famiglie, ma fornire un segnale che induca un cambiamento delle scelte di consumo.
I settori agricolo, industriale e civile dovranno puntare all’efficienza dei rispettivi sistemi con l’obiettivo della gestione sostenibile delle risorse idriche.
La Regione dovrà anticipare al 2020 le scadenze per il raggiungimento degli obiettivi di qualità delle acque lacustri e dei fiumi Lambro-Seveso-Olona.
Con norme specifiche, i settori civile e industriale dovranno dotarsi di sistemi e tecnologie innovative per la gestione sostenibile delle risorse idriche (vasche di accumulo e riuso delle acque bianche e grigie).
(fonti: Legambiente; Legambiente Lombardia; Ambiente Italia; Federutility)

 

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