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LOMBARDIA / La sanità di Formigoni: un paradiso per i privati. Serve cambiare. In fretta

di Pietro Mezzi
(dal libro di Ferruccio Pinotti, “La lobby di Dio”, Chiarelettere editore. I numeri sono elaborati da Cgil-Funzione pubblica, su dati della Regione Lombardia)
La sanità rappresenta un business gigantesco: ammontano infatti a 100 miliardi di euro l’anno le risorse dello Stato per trasferimenti e rimborsi (nel 2008, 100 miliardi e 500 milioni di euro circa), per finanziare ospedali, cliniche convenzionate, laboratori, industrie farmaceutiche. Qualcosa come il 7% del Pil.
In Lombardia il giro d’affari è di 16 miliardi di euro. Infatti, il 70% del totale delle risorse del bilancio regionale sono spese per la sanità.
Il controllo della sanità – Lo spostamento di risorse dal pubblico al privato è uno dei tratti distintivi del governo quasi ventennale di Formigoni. Controllare la sanità ha avuto e ha  un’importanza strategica dal punto di vista politico ed economico.
Il processo di liberalizzazione dell’offerta sanitaria lombarda inizia con la legge numero 1 del 1997 (due anni dopo l’avvio del primo mandato di Formigoni). Il privato, nell’epoca formigoniana, è cresciuto in modo libero, senza controlli.
I privati esistevano anche prima del 1997, ma la novità è stata un’altra: indirizzare verso il privato le prestazioni (i cosidetti Drg) più remunerative,  quelle chirurgiche in particolare.
La rivoluzione di Formigoni – Nel periodo 1997-2002 le prestazioni ospedaliere di tipo medico sono scese in Lombardia da 1.428.000 a 1.200.000, mentre quelle chirurgiche sono salite da 674.000 a 852.500. Mentre la Regione nel suo complesso registrava un calo di quasi 7.000 posti letto, nello stesso periodo il privato aumentava di 556 il numero di posti letto accreditati. Le prestazioni di degenza ordinaria, in 5 anni, diminuiscono di 145.000 unità nelle strutture pubbliche, mentre il privato cresce di quasi 70.000 unità. Le prestazioni di day hospital mostrano che il privato cresce di tre-quattro volte (da 33.000 a 120.000 prestazioni). Mentre quelle delle strutture pubbliche rimangono invariate. I posti letto accreditati di degenza ordinaria nel 1997 sono 49.000, nel 2002 sono scesi a 42.400 .
Questi dati sono il frutto della rivoluzione voluta da Formigoni nel luglio del 1996 (delibera del 17 luglio del 1996), quando la giunta regionale affermava “il principio di una piena parità pubblico-privato”, liberalizzando l’erogazione delle prestazioni di ricovero, accreditando tutta l’offerta ospedaliera. Fino al 1996, l’81% dei ricoveri avveniva in strutture pubbliche, mentre il privato rappresentava il 19%.
Già nel 2003 si registra uno spostamento progressivo dell’attività di ricovero dal pubblico al privato (nel pubblico i ricoveri si sono ridotti del 18,5%; mentre il privato incrementava la propria attività del 51,6%; stesso disorso per i posti letto: nel 2003 erano 4.475 in meno rispetto al 1996. A fronte di un calo di quasi 8.000 posti letto nel pubblico – meno 19,6% – ancora una volta il privato era in controtendenza: aumentava di 3.456 unità – + 34,3%).
I posti letto – Nel 1996 quasi otto letti su dieci appartenevano alle strutture pubbliche e i posti letto per degenza ordinaria nel privato costituivano solo il 22%. Nel 2008 si registra un decisivo irrobustimento del privato, che giunge a coprire il 31,4% dei posti letto, mentre il numero di quelli presenti negli ospedali pubblici scende al 68,6%. Complessivamente, il numero di posti letto per abitante diminuisce, passando da 5,19 per mille (1999) a 4,84 per mille (2007).
Il pubblico perde, il privato vince – Dappertutto in Lombardia si assiste a un ridimensionamento del pubblico a favore del privato. Nel 2001 il numero di strutture accreditate era di 737, poi è salito a 1.014 nel 2008.
Tra il 2001 e il 2008 le strutture accreditate aumentano di 277 unità, cioé del 37%. Nel pubblico si assiste a un calo di circa il 10%.
La Lombardia di Formigoni si conferma un paradiso per la sanità privata.

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