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LOMBARDIA / Rifiuti, dalla deregulation al ciclo integrato

di Pietro Mezzi

Ecco cosa serve fare in Lombardia per realizzare finalmente il ciclo integrato dei rifiuti: da quelli urbani agli speciali, agli inerti. In coda l'”Abc dei rifiuti”.

Alla Lombardia serve un Piano regionale per la riduzione dei rifiuti solidi urbani, con incentivi ai Comuni per il raggiungimento e il superamento dei livelli minimi stabiliti per legge nazionale con il decreto 152 del 2006 e di quelli comunitari. La gestione sostenibile dei rifiuti regionali deve basarsi sulla politica delle 4R: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero di materia e di energia. Tutto ciò indipendentemente dal fatto che dal 2006 il trend di incremento dei rifiuti prodotti pro-capite si è interrotto.
Impianti: serve l’integrazione territoriale virtuosa – La definizione della nuova offerta impiantistica in Lombardia dovrà puntare all’integrazione territoriale virtuosa, prescindendo dal principio di autonomia provinciale, procedendo alla chiusura e (se necessario) alla sostituzione degli impianti dovuti all’eccesso di capacità di incenerimento e con performance inadatte, che verranno sostituiti con impianti innovativi, capaci di valorizzare le frazioni di rifiuto a partire da quella organica, che necessita di  impianti di trattamento, ancora carenti in Lombardia, in particolare quelli di digestione anaerobica (anche con l’obiettivo di diffondere l’utilizzo del bio-metano, sia negli impianti di cogenerazione sia per l’autotrazione). Serve una governance capace di coinvolgere gli operatori e i consorzi della filiera del rifiuto organico, per la corretta collocazione del materiale derivato.
Un Piano anche per gli speciali – La Lombardia deve porsi all’avanguardia nella gestione dei rifiuti speciali (22 ,5 milioni di tonnellate all’anno) allo scopo di evitare la deregulation del settore: a tale scopo si doterà volontariamente di un Piano regionale per la riduzione e il corretto trattamento e smaltimento dei rifiuti speciali, con l’obiettivo di definire i fabbisogni e le dotazioni impiantistiche, di ridurre e valorizzare gli scarti industriali. Serve portare a soluzione lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, per evitare che lo smaltimento avvenga, come oggi, fuori regione (in Lombardia si stima siano presenti coperture di cemento-amianto per 3,5 milioni di mc. pari a 100 kmq. di superficie).
Servono impianti di riciclaggio degli inerti – La Regione si dovrà dotare anche di impianti di recupero e riciclaggio degli inerti e delle macerie da demolizione, riducendo così  il fabbisogno di materiali di cava con un un minore impatto ambientale (la direttiva 2008/98/Ce impone di raggiungere, entro il 2020, il 70% in peso, di riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi).
Dallo spreco al consumo consapevole – Accanto a queste azioni occorre operare una rivoluzione che determini la riduzione dei rifiuti a monte del sistema di distribuzione di un prodotto. La produzione di rifiuti urbani pro-capite si ridurrà grazie all’introduzione di specifiche politiche ambientali, sistemi di tariffazione e nuovi prodotti. Gli enti locali dovranno operare una svolta verso un sistema di consumo consapevole che premi il mercato verde, attraverso il decollo del Green public procurement (Acquisti verdi).

L’ABC dei rifiuti (fonte, www.legambiente.it)
Raccolta differenziata – E’ un sistema di raccolta dei rifiuti che consente di raggruppare quelli urbani in base alla loro tipologia materiale, compresa la frazione organica umida, e di destinarli al riciclaggio, e quindi al riutilizzo di materia prima. Raccolti dai cittadini in cassonetti o campane distinte per materia (la carta, la plastica, il vetro, l’alluminio, i metalli ferrosi) o divisi a monte nelle case e recuperati a domicilio dai comuni (è questo il metodo più efficiente, il cosiddetto “porta a porta”) vengono destinati ad impianti di trattamento dei rifiuti. Qui vengono depurati dalla presenza di materiali estranei e non omogenei, e avviati agli impianti industriali di produzione che impiegano quelle che, a questo punto, sono divenute “materie prime seconde”. La raccolta differenziata, dunque, risponde a due problemi legati all’aumento esponenziale della produzione di rifiuti: il consumo di materia prima (diminuito appunto grazie al riciclo) e la riduzione delle quantità destinate alle discariche e agli inceneritori. Inoltre, dalla gestione integrata dei rifiuti può venire anche un contributo importante alla lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento dell’aria. Secondo stime di Legambiente, chi oggi ricicla la metà dei propri rifiuti riduce la CO2 e i gas climalteranti emessi in atmosfera di una quantità tra i 150 e i 200 chili all’anno. La normativa nazionale individua precisi obiettivi da raggiungere per quanto riguarda la raccolta differenziata, con un minimo del 45% nel 2008 e del 65% nel 2012. Obiettivi rispetto ai quali il Paese viaggia a tre velocità: il Nord vicino a arrivato al target, il Centro che solo in alcune aree si avvicina allo standard settentrionale, e il Sud in cui, a parte poche eccezioni, queste raccolte sono ancora una chimera.
Riciclaggio (o riciclo) – E’ l’insieme delle operazioni che consentono il riutilizzo di specifici materiali contenuti negli scarti urbani o industriali. Un settore decisivo, stando alle stime dell’Ocse sulla crescita poco sostenibile del consumo di materie prime: l’estrazione mondiale di risorse è aumentata del 36% dal 1980 al 2002, e si prevede che crescerà di un ulteriore 48% entro il 2020, per un valore complessivo di circa 80 miliardi di tonnellate. Il riciclaggio, inoltre, insieme alla riduzione a monte dei rifiuti, alla raccolta differenziata e al riuso (la strategia cosiddetta delle “4R”), contribuisce in misura decisiva al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. L’Unione europea (con la direttiva 2008/98/CE) si è data l’obiettivo di diventare una “società del riciclaggio con un alto livello di efficienza”, cercando di limitare la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorse. Agli Stati membri viene chiesto di impegnarsi affinché i materiali riciclabili non finiscano in discarica, ed entro il 2020 il riciclaggio dei rifiuti urbani (limitatamente a metalli, carta, vetro, plastica) dovrà essere cresciuto almeno del 50% in peso. Se in Italia dalla raccolta differenziata arrivano timidi segnali positivi, il dato complessivo è ancora molto lontano dalle disposizioni di legge (45% al 2008). Nonostante questo, l’industria del riciclo è un settore importante per l’economia nazionale, con dinamiche in crescita continua, strettamente connesse ai settori produttivi che utilizzano le materie seconde. La materia seconda derivata dai processi di riciclo incide, ad esempio, per oltre il 60% nella produzione dei metalli ferrosi e in alcuni non ferrosi. E per oltre il 50% nel settore della carta.
Riduzione – I dati ci dicono che le quantità di rifiuti prodotte in Italia negli ultimi due decenni sono cresciute di anno in anno, disattendendo clamorosamente il principio comunitario delle 4 R che sta alla base di una corretta ed efficace gestione sostenibile dei rifiuti. Infatti la normativa parte proprio dalla R di riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti. Si dice sempre che prevenire è meglio che curare e questo principio più che mai vale anche per i rifiuti. Solo se fondato su una seria politica di riduzione, il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile. In questi anni si sono registrate alcune esperienze pilota di prevenzione, ma sono rimaste isolate, mentre vanno diffuse in tutto il territorio nazionale.
Spesso alcuni oggetti diventano rifiuti prima ancora di essere consumati. In molti casi, nella nostra società i rifiuti hanno un ciclo di vita brevissimo, ad esempio gli imballaggi dei prodotti acquistati appena arriviamo a casa, dopo aver fatto la spesa, finiscono subito nell’immondizia. La riduzione dei rifiuti riguarda quindi, prima dei consumi, gli aspetti della produzione e della distribuzione delle merci, il cui marketing di vendita è legato al confezionamento dei prodotti. Ma è necessario anche modificare il nostro stile di vita e promuovere la riduzione dei rifiuti attraverso comportamenti virtuosi da parte di ciascuno di noi come utilizzare le borse di tela al posto degli shopper in plastica tradizionale, acquistare verdura e frutta sfusa, bere l’acqua del rubinetto per ridurre i rifiuti plastici, evitare i prodotti usa e getta o scegliere detersivi, detergenti e alimenti distribuiti alla spina, o le ricariche per riutilizzare lo stesso contenitore.
Riuso – E’ uno dei cardini di una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti, che permette di limitare al minimo il ricorso alla discarica e all’incenerimento. Un ciclo dei rifiuti di questo tipo viene definito gestione integrata, e può essere sintetizzata nel principio delle “4R”. Si parte con l’azione preventiva: ridurre le quantità prodotte e la loro pericolosità. Poi, il riuso, appunto: il reimpiego, cioè, di un prodotto in più cicli di utilizzo, grazie un trattamento minimo, come avviene, per esempio, ad una bottiglia di latte. I passi successivi sono la raccolta differenziata dei rifiuti e il loro riciclaggio, e poi il compostaggio di qualità, che permette di fissare al suolo il carbonio che altrimenti verrebbe emesso in atmosfera. Solo alla fine, le due opzioni di smaltimento: incenerimento e discarica. Riutilizzare i rifiuti porta un duplice vantaggio. Da una parte allunga il ciclo di vita dei beni e riduce il consumo di materie prime per la produzione di un bene nuovo, in accordo con un uso più sostenibile delle risorse: secondo stime Ocse, l’estrazione mondiale di risorse è aumentata del 36% dal 1980 al 2002, e si prevede che crescerà di un ulteriore 48% entro il 2020, per un volume complessivo di circa 80 miliardi di tonnellate. D’altra parte, il riuso diminuisce la quantità dei rifiuti destinati al termovalorizzatore o a finire in discarica, con evidenti vantaggi per l’ambiente. Due sono le premesse perché il riuso, come pure il riciclaggio, diventino strategia efficaci e sostenibili. A monte, sono necessari efficienti sistemi di raccolta dei rifiuti urbani, che permettano l’accesso al bene da riusare o riciclare. A valle, serve uno sviluppo adeguato del mercato del riuso e del recupero dei rifiuti, delle industrie che reimpiegano prodotti o materie scartati dal consumatore.
 

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