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CITTA’ METROPOLITANA / DAL 1° GENNAIO IL VIA. SARA’ LA VOLTA BUONA?

LINEE SDal 1° gennaio 2014, dopo anni di attesa, dovrebbe prendere il via la Città metropolitana. Il condizionale è d’obbligo in quanto, oltre ai tempi stretti di approvazione, permane l’incertezza politica sulle sorti del Governo e della XVII legislatura. Inoltre, dal 1° luglio 2014, se l’iter del disegno di legge dovesse procedere speditamente, la Provincia di Milano cesserà di esistere.

Il disegno di legge del Governo del 26 luglio
Il 26 luglio scorso, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge (DDL) che prevede una serie di novità nell’assetto delle istituzioni amministrative locali. In particolare, il disegno di legge si occupa: 1) dell’istituzione delle Città metropolitane; 2) della ridefinizione del ruolo delle Province (in vista della loro futura abolizione, in base al processo di revisione costituzionale); 3) di una nuova disciplina organica che governi l’Unione di Comuni.

Il disegno di legge del Governo del 5 luglio
Va segnalato che, in parallelo a quanto contenuto nel DDL citato, il Consiglio dei ministri il 5 luglio ha anche approvato un altro disegno di legge di revisione costituzionale – composto di tre articoli – i cui contenuti vale la pena di evidenziare.
Il DDL del 5 luglio prevede, infatti, la cancellazione dalla Costituzione (all’art. 114) delle Province e delle Città metropolitane, lasciando soltanto i Comuni e le Regioni quali organi di governo territoriale riconosciuti. E rimanda a una legge dello Stato la definizione di funzioni, modalità di finanziamento e ordinamento delle Città metropolitane quali enti di governo delle aree metropolitane. In pratica, il DDL retrocede le Città metropolitane da ente costituzionale a ente secondario gestito e regolato per legge (restano da capire le tempistiche e le reali possibilità di compimento dell’iter di revisione costituzionale).
In altre parole ancora, nel nuovo ordinamento dello Stato, secondo il disegno di legge del Governo del 5 luglio scorso, in Costituzione rimarrebbero solo le Regioni e i Comuni. Province e Città metropolitane non avrebbero più rango costituzionale.

Le 10 Città metropolitane
In ogni caso, ecco cosa prevede il DDL del 26 luglio in relazione all’istituzione delle Città metropolitane.
Sono costituite 10 Città metropolitane, Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Torino, Venezia e Roma: per quest’ultima, in virtù della particolare veste di capitale, è prevista una normativa specifica e diversa dalle altre.

Cosa sono
Le Città metropolitane sono enti territoriali di secondo livello che assumono le funzioni delle Province e hanno competenza su una serie di materie:
– adozione del piano annuale strategico del territorio metropolitano, documento di indirizzo che riguarda anche i Comuni e le Unioni di comuni che ne fanno parte;
– pianificazione territoriale generale con competenza anche sulle strutture di comunicazione, sulle reti dei servizi e delle infrastrutture che riguarda anche i Comuni e le Unioni di comuni che ne fanno parte;
– definizione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici e organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale metropolitano;
– mobilità e viabilità, garantendo la compatibilità della pianificazione comunale con quella metropolitana;
– promozione dello sviluppo economico e sociale, sostegno alle attività economiche e di ricerca innovative;
– promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e digitalizzazione;

Il perimetro
Il territorio delle Città metropolitane coincide con il perimetro delle attuali Province, fatta salva la possibilità di adesione di Comuni al momento non inclusi; è prevista anche la non adesione, ma deve essere espressa da almeno un terzo dei Comuni o da un numero di essi che assommi almeno un terzo della popolazione complessiva della Città metropolitana.

Come sono organizzate
Gli organi gestionali sono:
il Sindaco metropolitano;
il Consiglio metropolitano;
la Conferenza metropolitana.

Il Sindaco metropolitano rappresenta l’ente, convoca e presiede gli altri organi, dà impulso e proposta alle attività, sovrintende al funzionamento degli organi e all’esecuzione degli atti.
Il Consiglio metropolitano è l’organo di indirizzo, propone lo statuto alla conferenza, approva regolamenti e programmi, definisce il bilancio, approva o adotta gli atti sottoposti dal sindaco.
La Conferenza metropolitana adotta lo statuto e le relative modifiche, approva il bilancio ed esercita i poteri propositivi e consultivi previsti dallo statuto.

I compiti dello statuto sono:
– stabilire il funzionamento dell’ente e le competenze dei diversi organi;
– regolare le modalità dell’azione di governo del territorio metropolitano;
– definire i rapporti tra i Comuni della Città metropolitana e l’organizzazione delle funzioni metropolitane, anche nel caso in cui l’ente conferisca ai Comuni o alle Unioni alcune sue funzioni e viceversa;
– prevedere eventuali articolazioni interne, con relativi organismi, per assolvere specifiche funzioni;
– definire le modalità di accordi tra la Città metropolitana e Comuni che non ne fanno parte.

 Chi le governerà?
Il Sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del comune capoluogo.
Il Consiglio metropolitano è costituito da:
Sindaco metropolitano;
dai sindaci dei Comuni con più di 15 mila abitanti;
dai presidenti delle Unioni di Comuni con almeno 10 mila abitanti.
Se i consiglieri sono più di 20 è possibile istituire un comitato esecutivo del Consiglio stesso. Partecipa alle riunioni del Consiglio anche il Presidente della Provincia uscente, fino alla data di entrata in vigore effettiva della Città metropolitana. Ha diritto di partecipare, ma senza diritto di voto, il Presidente della Regione o un suo delegato.
La Conferenza metropolitana è costituita dai sindaci di tutti i Comuni che aderiscono alla Città metropolitana.
È prevista la facoltà che lo statuto preveda la formazione del Consiglio metropolitano attraverso un’elezione operata dai sindaci e dai consiglieri comunali di tutti i comuni appartenenti.
È prevista anche la possibilità di decidere di eleggere il sindaco e il consiglio a suffragio universale coinvolgendo tutti i cittadini della Città metropolitana: procedura cui è possibile ricorrere solo a partire dal 2017 e comunque a seguito dell’approvazione della legge statale sul sistema elettorale.
È però indispensabile che nel frattempo il territorio del Comune capoluogo sia stato suddiviso in più comuni: articolazione che deve essere sottoposta a referendum tra tutti i cittadini appartenenti alla Città metropolitana per l’approvazione.
Nel caso in cui si proceda alla formazione del Consiglio metropolitano attraverso elezione (diretta, da parte dei cittadini, o secondaria, eseguita dai sindaci e dai consiglieri comunali) la composizione del consiglio metropolitano, oltre al sindaco, avrà una formulazione variabile in base alla popolazione della Città metropolitana:
– 24 consiglieri se superiore a 3 milioni di abitanti;
– 18 consiglieri se compresa tra 800 mila e 3 milioni di abitanti;
– 14 consiglieri se inferiore a 800 mila.
I sindaci e i consiglieri metropolitani che scadono dal mandato amministrativo nei loro Comuni sono sostituiti da chi subentra loro in quelle funzioni.
Tutti gli incarichi – sindaco e componenti del consiglio e della conferenza – sono a titolo gratuito.

Tempi di entrata in funzione
Le Città metropolitane sono costituite a partire dal 1.1.2014 con l’obiettivo di approvare lo statuto entro il 1.7.2014. È possibile una dilazione di questo termine, ma comunque non oltre il 31.12.2014: in caso di non completamento dell’iter di approvazione il Prefetto fissa un nuovo termine (massimo 60 giorni), decorso il quale nomina un commissario ad acta, senza diritto ad alcun emolumento o rimborso.
Le Province e i loro organi restano in funzione fino al 1.7.2014, data alla quale le Città metropolitane entrano in funzione a tutti gli effetti e subentrano alle Province in tutti i rapporti attivi e passivi.
Passano, infatti, in carico alle Città metropolitane il patrimonio, il personale, le risorse strumentali, le entrate della Provincia che va a estinguersi. Il personale che viene trasferito mantiene la posizione giuridica ed economica vigente all’atto del passaggio in riferimento alle voci fisse e continuative, compresa l’anzianità di servizio maturata.

Questa la sintesi dell’articolato di legge proposto che, ovviamente, potrà subire modifiche e integrazioni nel corso dell’iter legislativo

Alcuni primi commenti
Il primo commento è di soddisfazione: dopo oltre vent’anni d’attesa si compie un atto importante per dare finalmente vita, nel nostro Paese, alle Città metropolitane, quali organi di governo dei fenomeni di area vasta, come appunto sono le aree metropolitane. Quindi, siamo di fronte a un fatto positivo.
Vanno evidenziate diverse criticità, che mi auguro possano essere superate nell’iter parlamentare. Le elenco per punti.
1) Le città metropolitane, nell’architettura istituzionale proposta dal Governo, perdono il loro rango costituzionale (oggi il Titolo V della Costituzione le prevede; domani, con l’entrata in vigore del DDL costituzionale del 5 luglio, le città metropolitane saranno enti di livello secondario, istituite e previste con legge ordinaria).
2) Con l’entrata in vigore del DDL costituzionale del 5 luglio del Governo, solo Regioni e Comuni assumono rango costituzionale, prefigurando un’architettura istituzionale dello Stato semplificata, incardinata su questi due livelli. Il che conferma il ruolo centrale delle Regioni e un nuovo ruolo, più forte ancora dell’attuale, dei Comuni (in particolare, aggiungo, dei grandi comuni).
3) Il depotenziamento costituzionale delle città metropolitane, di conseguenza, qualifica tale istituzione come di secondo livello anche per quanto concerne la rappresentanza politico-istituzionale. Ciò determina l’elezione di secondo livello degli organi di rappresentanza (sindaco e consiglio metropolitano). In altri termini ancora, scompare l’elezione diretta degli organi della città metropolitana. Questo credo rappresenti un “vulnus” democratico, soprattutto in una fase politica critica e delicata come quella attuale. Una scelta politicamente non condivisibile.
4) L’elezione diretta degli organi della città metropolitana è prevista solo a partire dal 2017 (tre anni dopo la possibile entrata in vigore della legge!) e solo a condizione che il comune capoluogo della città metropolitana (nel nostro caso Milano) si riorganizzi per municipalità. Una possibilità, quella delle municipalità, innovativa e da perseguire, ma difficile da realizzare in soli tre anni. Con il risultato che l’elezione diretta degli organi di governo della città metropolitana avverrà avanti nel tempo o, molto probabilmente, non avverrà mai.
5) La mancata elezione diretta degli organi della futura città metropolitana avrà come risultato finale un’estraniazione dei cittadini da questa importante novità istituzionale, in una fase politica in cui la rappresentanza politico-istituzionale richiede sempre più spesso una forte legittimazione democratica.
6) Far coincidere il ruolo di sindaco metropolitano con il sindaco del comune capoluogo come prevede il disegno di legge del Governo, a mio avviso, accresce le differenze oggi esistenti – e che andrebbero invece superate o ridotte – tra il comune capoluogo e gli altri comuni dell’area metropolitana. In questo modo, si accentua la divaricazione tra centro e periferia, una divaricazione che esiste in virtù del peso (politico, economico, sociale, dimensionale…) del comune capoluogo rispetto agli altri comuni. Anche questo aspetto andrebbe corretto.
7) prosegue la negativa tendenza, già avviata con la legge “Salva Italia”, di ridurre ai minimi termini numerici la rappresentanza degli organi, in questo caso del Consiglio metropolitano, e quindi della democrazia.

Pietro Mezzi
Consigliere di Sinistra Ecologia Libertà della Provincia di Milano

Milano, Settembre 2013

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