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MELEGNANO / Cinema: da “macchina culturale” a luogo dimenticato. Il fallimento delle amministrazioni Bellomo.

UNA MACCHINA CULTURALE PER LA CITTA’ – Era stata pensata come un “macchina culturale”, che dovesse funzionare a tempo pieno per produrre cultura per giovani, anziani, studenti, cittadini e associazioni di Melegnano e del suo territorio. Un macchina capace di funzionare al mattino per gli studenti delle scuole, il pomeriggio per gli anziani, la sera per i giovani e meno giovani, il sabato e la domenica mattina per ospitare le iniziative delle tante associazioni cittadine, il sabato e la domenica pomeriggio per bambini e bambine. Insomma, un luogo culturale a tempo pieno. Per rispondere alle tante esigenze che Melegnano e il suo territorio da sempre esprimono. Uno spazio comunale, gestito da privati. Ai quali sarebbe spettato il compito di investire nelle attrezzature cinematografiche e gestire per diversi anni quello spazio.
Questa era l’idea originaria (della sinistra al governo della città) dei primi anni Duemila, quando terminò la progettazione delle sale polifunzionali. Poi, negli anni immediatamente successivi, l’avvio e la fine dei lavori di ristrutturazione degli spazi dell’ex Monti e Martini, inaugurati nel 2007.
Poi, con l’avvento dell’amministrazione comunale di centrodestra, il nulla. Nulla in termini di idee e di proposte da trasferire nel bando di gara per l’affidamento della gestione delle due sale e degli spazi annessi. Il nulla, accompagnato dall’ostilità al progetto che il centrodestra, quando era all’opposizione, esprimeva. Ma tra assenza di idee e aperta ostilità (in giunta – era il 2007 – qualcuno proponeva la demolizione dello stabile!), gli anni sono trascorsi, tra mancanza di un progetto, bandi di gara mal costruiti e assenze di verifiche dirette con gli operatori del settore.
Poi, la crisi economica e l’assenza di soldi sono state le foglie di fico delle due amministrazioni Bellomo. In realtà, nessuna verifica approfondita è mai stata fatta e nessun progetto culturale è mai stato tentato e costruito con la città. Questa è la triste realtà di quello spazio e delle sue amministrazioni di centrodestra (o di destra, se si preferisce). Una triste realtà che si riflette nelle altrettanto triste e inconsistenti politiche culturali comunali, prima di stampo leghista e poi prive di alcun retroterra.
Non era facile immaginare un esito diverso da quello che sta oggi sotto i nostri occhi. E a poco servono i sermoni autoreferenziali del sindaco che afferma e ripete alla noia “noi abbiamo fatto, noi abbiamo trovato eccetera, eccetera”. La realtà invece è quella che purtroppo riscontriamo tutte le volte che passiamo da quelle parti della città.
Qualcuno ricorda forse una qualche occasione di confronto pubblico con i cittadini organizzata dalle amministrazioni Bellomo sul futuro di quelle sale? Nulla. Solo altre due inaugurazioni farlocche e qualche rara apertura serale in occasione dell’ultima campagna elettorale comunale.
Questo è il conto dopo sette anni di gestione della città da parte del centrodestra. Purtroppo, mancano le idee, mancano le politiche culturali, mancano i presupposti. Cosa fare allora?
Primo, un confronto aperto, ampio, profondo con la città e le sue forme organizzate (giovani, anziani, studenti, cittadini e associazioni di Melegnano e del suo territorio) per costruire un progetto culturale composto di due fasi: la prima di apertura in assenza di un gestore; la seconda a regime, con un gestore scelto da una gara pubblica.
Secondo, avviare un confronto con gli operatori culturali (cinematografici, teatrali, musicali, culturali…) della zona e milanesi, per mettere a punto un progetto culturale e un bando di gara non generico, non banale, impegnativo, calato nella realtà della produzione culturale moderna.
Servirà questo suggerimento? Non credo, perché di messaggi simili, dai banchi dell’opposizione, ne sono partiti numerosi in questi sette anni. Ma nessuno è stato raccolto, per supponenza e limiti politico-culturali.
Ora (il 20 gennaio scorso) la giunta ha bandito una nuova gara (la quarta, credo) per la gestione delle sale. Ma con quali contenuti? Qualcuno di Palazzo Broletto, si è mai confrontato con la città e i suoi cittadini?
Che dire, ancora?
Pietro Mezzi
Consigliere comunale
(articolo pubblicato da “Il Melegnanese” di sabato 8 febbraio)

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