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MELEGNANO / INCENDIO DOLOSO – La politica deve stare “un passo avanti”

MELEGNANO / Il dibattito di martedì scorso in Consiglio comunale sull’incendio doloso del negozio di via Castellini non mi ha convinto. E nemmeno mi convince il clima che da più parti, su questa vicenda, si è formato. Provo a spiegarmi. In Consiglio, con i miei interventi, ho cercato di affermare la necessità di avere, di fronte a fatti così gravi, un atteggiamento più coraggioso e un linguaggio meno reticente. Mi riferivo a quanto stava avvenendo in Aula, ma anche a ciò che è avvenuto in città nelle settimane dopo il gravissimo atto doloso. Ovviamente, in Consiglio, c’è chi non ha voluto capire, ma non è ai settori della destra politica che il mio messaggio era rivolto. Il mio messaggio era diretto alle forze politiche e sociali di centrosinistra e alle persone impegnate sui temi della legalità. Sull’intera vicenda, a mio modo di vedere, c’è stata reticenza e paura di affermare che tra le possibili cause dell’incendio-esplosione vi fosse la mano della criminalità mafiosa (tesi peraltro considerata dalle stesse forze dell’ordine). Due parole che sono state oscurate nella comunicazione verbale e scritta della politica e dei settori dell’impegno civile. La tesi delle forze dell’ordine (“le indagini sono a 360°; non si esclude nessuna pista”) è stata fatta propria da molti.
Di fronte a questo atteggiamento a mio giudizio troppo prudente, credo sia necessaria una riflessione. Un conto è scrivere un ordine del giorno che faccia sintesi delle differenti e note posizioni dei partiti rappresentati in Consiglio per fare in modo che l’istituzione locale prenda comunque posizione su quanto avvenuto, un conto è affermare liberamente e in autonomia la propria posizione su un incendio che ha scosso l’opinione pubblica locale. Questa seconda parte non si è manifestata, non si è avvertita in città. Perchè? E’ stato giusto così? Non credo.
Sono infatti convinto che sul tema della lotta alla criminalità organizzata e mafiosa, la politica e le istituzioni dovrebbero “stare un passo avanti” rispetto alle posizioni, per forza prudenti, delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente. La politica, se non vuole essere travolta dai fatti (come abbiamo anche visto nel recente passato), deve avere coraggio, deve saper interpretare, deve mantenere la guardia alta, deve sapere parlare a voce alta. E, come ho detto in Consiglio, quando si parla a voce alta, qualche nota stonata può uscire, certo. Ma è meglio una nota stonata, del timore reverenziale, delle parole troppo allineate.

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