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PROVINCIA DI MILANO / Non tutto è stato inutile

Si è chiuso lunedì 23 giugno, con l’ultima seduta, l’attività del consiglio provinciale di Milano. Non si tratta di un’interruzione temporanea, ma di uno stop definitivo, dopo 154 anni di attività istituzionale. Con la legge di riforma delle province e delle città metropolitane, infatti, la Provincia di Milano cesserà di esistere il 31 dicembre prossimo e da domani fino alla fine dell’anno sarà retta solo dal presidente della Provincia e dalla giunta provinciale. Il Consiglio, come istituzione, cessa invece di funzionare da subito.
Sono a favore della città metropolitana, di questa nuova istituzione, il cui avvento rappresenta una vera rivoluzione istituzionale: un inizio atteso da oltre vent’anni. Finalmente, ci siamo. Finalmente si parte. Anche se si parte in modo contraddittorio e con una legge che ha forti limiti. Ma, nel complesso, penso che i benefici siano maggiori dei costi.
Avremo finalmente un governo metropolitano, così come l’hanno le più grandi metropoli europee. Avremo Milano seduta al tavolo della nuova istituzione al pari degli altri (per ora) 133 comuni che attualmente compongono la Provincia milanese. Ci saranno nuove competenze e nuove funzioni da svolgere. E a svolgerle non ci sarà solo il sindaco di Milano, che nella prima fase sarà anche sindaco metropolitano, ma un consiglio di 24 amministratori eletti da sindaci e consiglieri di tutti i comuni milanesi.
E proprio l’elezione di secondo livello, a mio avviso, rappresenta il limite più forte della legge voluta dall’allora ministro Del Rio. Su questo tema credo serva un cambio di impostazione nel più breve tempo possibile, per fare in modo che siano i cittadini a eleggere, con il loro voto, il sindaco e il consiglio metropolitano. Anche per ripristinare una tradizione democratica che ha sempre contraddistinto l’elezione degli organi provinciali.
Ma di città metropolitana ci sarà tempo di parlare.
Qui, vorrei spendere due parole a favore della tanto vituperata Provincia. Sono un convinto sostenitore della necessità di un livello istituzionale intermedio, come soggetto capace di coordinare le politiche comunali e di raccordarle con quelle regionali. Per questo, come cittadino milanese, sono contento del fatto che dalla Provincia si passi alla città metropolitana. Meno bene credo se la passeranno i cittadini delle province che non si trasformeranno in città metropolitana. Penso alle vicine province di Lodi, Cremona e Pavia, ma più in generale alle tante (troppe) altre realtà provinciali italiane, che la nuove legge di fatto svuota di poteri e funzioni in attesa della cancellazione definitiva, che avverrà con la modifica del titolo V° della Costituzione.
Le Province non sono, come la vulgata odierna induce a pensare, degli enti inutili. A mio giudizio hanno svolto un ruolo utile al territorio, grazie anche alla presenza all’interno di esse di personale qualificato e capace. Dico questo perché, come assessore al Territorio, ho potuto apprezzare la competenza e la correttezza del personale con cui ho avuto il piacere di lavorare.
Sono anche convinto che dall’istituzione provinciale siano state prodotte iniziative e opere utili al territorio milanese. Mi riferisco sempre alla mia esperienza personale, soprattutto di quella avuta dal 2004 al 2009 come assessore. In quei cinque anni, ad esempio, lavorando con i Comuni, ho fatto in modo che i parchi locali sovracomunali raddoppiassero di numero e di estensione, che i fondi per la realizzazione di percorsi e piste ciclabili raggiungessero la quota di 30 milioni di euro (metà della Provincia, metà dei Comuni) e con questi soldi si potessero realizzare oltre 100 km di percorsi dedicati ai ciclisti, che il territorio milanese fosse salvaguardato da alcune pessime operazioni urbanistiche (come quelle che anni fa si stavano perpetrando nei pressi dell’Abbazia di Viboldone, a Desio nel nord Milano, a Segrate, a Trezzo d’Adda…), che si tutelasse il più possibile il Parco agricolo sud milano (una delle rare scelte di strategia territoriale dell’ultimo quarto di secolo…), che tutti i comuni del milanese si dotassero di piani d’area per una pianificazione coordinata del loro territorio, che si smettesse di costruire nuovi inutili inceneritori, che si puntasse invece con sempre più forza su raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti, che si evitasse una nuova gigantesca ferita al territorio dell’Ovest milanese con la proposta di realizzare la tangenziale ovest milanese, la Toem.
Certo, negli anni la Provincia è stata terreno di scontro e luogo di difesa di interessi per nulla utili e trasparenti (penso alla politica autostradale, che, da ambientalista e cittadino nelle istituzioni, ho sempre coerentemente contrastato), ma quelle poco edificanti vicende non dovrebbero oscurare quanto di buono prodotto negli anni. E per non parlare di quanto fatto direttamente da me, cito alcuni pregevoli lavori di colleghi assessori: il progetto strategico per l’area metropolitana, il progetto Metrobosco, il recupero di beni architettonici (tra questi, il restauro delle facciate del castello di Melegnano di proprietà della Provincia).
Chiudo su uno dei temi di questa fase politica: quello della cosiddetta casta. E metto in piazza, in modo trasparente e pronto a discuterne, i costi della politica. Non credo, come invece si è facilmente indotti a pensare di questi tempi, che gli amministratori provinciali possano essere definiti tali. Certo, le indennità percepite da presidente e assessori hanno, in tempi di crisi, un valore importante (8 mila euro circa per il primo e 3.500 circa per i secondi). Diverso è invece il trattamento economico dei consiglieri provinciali, i quali possono raggiungere, con il massimo delle presenze a consigli e commissioni, 1600-1700 euro al mese: senza liquidazione o vitalizio, come invece accade ancora a consiglieri regionali e parlamentari.
Pietro Mezzi
pietro.mezzi@yahoo.it

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