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LA CITTA’ METROPOLITANA, LA DEMOCRAZIA E LA PARTECIPAZIONE

Come ho già avuto modo di affermare in altre occasioni, l’avvio della città metropolitana rappresenta una grande novità istituzionale, una novità attesa da decenni. Finalmente, con la città metropolitana sarà possibile governare i problemi cosiddetti di area vasta (mobilità, territorio, ambiente, sviluppo…).
Nelle stesse occasioni ho anche avuto di ribadire che le elezioni di secondo livello per l’elezione degli organi della città metropolitana (sindaco e consiglio) rappresentano un vulnus democratico e di rappresentanza.
La legge Delrio di quest’anno, del sentimento sempre più diffuso di partecipazione dei cittadini alla vita politica e civile non si fa carico e propone un modello di rappresentanza indiretto, in cui, in definitiva, sarà il ceto politico a eleggere altro ceto politico. Insomma, la legge 56, almeno per ciò che riguarda la rappresentanza, non va nella direzione della semina della buona politica.
Per fortuna, all’interno della legge vi è la possibilità, a certe condizioni, di tornare a far votare il sindaco e il consiglio metropolitano direttamente dai cittadini. Una possibilità che deve però essere messa nero su bianco nello Statuto della città metropolitana e che deve superare le condizioni poste dalla Delrio, che, in sintesi, sono rappresentate dalla presenza nella città metropolitana di almeno tre milioni di abitanti (Milano, con Napoli, è in questa condizione), dalla suddivisione in zone omogenee del territorio della città metropolitana (un obiettivo raggiungibile, considerata anche l’esperienza trascorsa dei Tavoli territoriali interistituzionali) e dal conferimento di autonomia amministrativa alle zone di decentramento del comune di Milano (il raggiungimento di quest’ultimo obiettivo richiederà un poco più di tempo, ma va detto subito che dovrà essere prioritario).
Si tratta di traguardi da raggiungere nel più breve tempo possibile, allo scopo di ridare ai cittadini il compito di eleggere direttamente i loro rappresentanti dell’ente metropolitano.
Un altro tema di grande importanza riguarderà le forme della partecipazione dei cittadini, e della società in generale, alla vita e alle scelte del nuovo ente.
Ho già detto altre volte che nello Statuto dovremo scrivere sia i principi della partecipazione sia indicare gli strumenti e le forme di come esercitarla in concreto. Non sarà un compito facile, in quanto la partecipazione a scala metropolitana è operazione complessa, ma dovrà essere un impegno prioritario delle forze politiche che più di altre saranno chiamate a governare il nuovo ente. Allo scopo dovremo anche attingere alle migliori esperienze estere in materia di partecipazione di area vasta e anche a quelle comunali più innovative. In altre parole, dovremo essere capaci di innovare profondamente anche il bagaglio delle forme partecipative aggiungendo a quelle tradizionali quelle consentite oggi dalle nuove tecnologie.
Democrazia e partecipazione saranno i miei impegni politici prioritari.

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