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PARCO SUD E MAPEI / I MOTIVI DEL NO

Il direttivo del Parco, nell’ultima riunione prima della pausa estiva, ha discusso e preso atto della volontà della totalità dei componenti presenti (10 su 11) di non aderire alla procedura di Accordo di programma relativa alla trasformazione delle aree in comune di Mediglia. Si tratta della proposta di ampliamento dell’insediamento industriale della Mapei spa, per ospitare i nuovi uffici amministrativi e il centro ricerche della società chimica. La trasformazione avrebbe riguardato, secondo la proposta Mapei, 132.000 mq di aree agricole, limitrofe all’impianto esistente. La decisione del Direttivo, che verrà formalizzata in una delibera a settembre, è avvenuta dopo un lavoro approfondito di ascolto delle diverse parti in causa: comune di Mediglia, proprietà Mapei e associazioni ambientaliste, che hanno presentato una proposta alternativa, fuori dal Parco. La decisione del Direttivo, meditata e responsabile, rappresenta un fatto nuovo e importante nella recente storia del Parco. Qui, voglio riepilogare i motivi della mia contrarietà all’adesione all’Accordo di Programma. Vado per punti.
1) il territorio del Parco Sud non si governa attraverso l’utilizzo di strumenti eccezionali come l’Accordo di programma; 2) il territorio del Parco si governa attraverso gli strumenti ordinari del parco stesso, vale a dire il Piano territoriale di coordinamento e gli strumenti attuativi; 3) non condivido la scelta della Mapei di voler ampliare la propria attività in un’area ricompresa all’interno del parco, cioé di un’area protetta regionale; 4) il Parco esiste dal 1990 e da quella data sono noti i confini del Parco e dal 2000 esiste ed è vigente il Piano territoriale di coordinamento del Parco che stabilisce cosa si può e non si può fare all’interno delle aree di parco. Perchè Mapei ha acquistato quelle aree (nel 2012) pur sapendo che quelle aree si trovano all’interno del Parco? 5) Qualcuno (politici, amministratori pubblici) ha dato rassicurazioni a Mapei affinché la trasformazione potesse avvenire, nonostante i vincoli di Parco? 6) Pare di sì, visto che prima il comune di Mediglia, poi la Regione e infine la giunta provinciale di Milano (Podestà) hanno dato il loro assenso per avviare la procedura di Accordo di programma che avrebbe portato alla trasformazione definitiva dell’area. 7) Già in passato il Parco ha subito delle trasformazioni improprie, attraverso l’uso dello strumento dell’Accordo di programma: Cerba, Rosate, Vignate. Tre casi, uno peggio dell’altro, con i primi due casi finiti male: l’operazione Cerba è congelata, mentre per Rosate è stata la stessa azienda Chatte Decor a chiedere di non procedere nell’operazione. 8) Mapei avrebbe dovuto (e ancora potrebbe) individuare altre aree, fuori dal parco: la prima in adiacenza allo stesso stabilimento di Mediglia, ma in comune di Peschiera Borromeo (circa 130.000 mq); la seconda in fregio alla provinciale Sordio-Bettola, di fronte all’attuale stabilimento di produzione; 9) Le alternative, quindi, esistevano ed esistono tutt’ora, basta volerlo e ricercarle. 10) Non vale la tesi dell’incremento occupazionale: non è vero. Nell’audizione avuta con la proprietà, è stato chiaro che la trasformazione dell’area avrebbe consentito di trasferire a Mediglia gli attuali impiegati (ammnistrativi e di ricerca) già presenti nella sede di Milano. Si sarebbe tratto di un semplice trasferimento di addetti da una sede all’altra. Non di nuovi addetti e di nuovi posti di lavoro. 11) A queste ragioni se ne sommano altre, quali il consumo di nuovo suolo, l’eliminazione di aree agricole produttive, di riproposizione di un modello insediativo basato sullo spreco delle risorse naturali.

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