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DIECI ANNI DI BELLOMO! MEGLIO CAMBIARE


2007-2017. Dieci anni di amministrazione Bellomo. Fare un bilancio di quest’ultimo decennio è un’operazione complessa, ma necessaria. Perché significa tirare una riga su ciò che è stato e da lì ricominciare a ricostruire una città. Perché significa scattare un’istantanea e sapere qual è lo stato finanziario, organizzativo, programmatorio del nostro Comune.
Non sono soddisfatto di questi dieci anni di gestione del Comune da parte della destra.
Lo dico a ragion veduta, avendo ricoperto, in questi anni, il ruolo di consigliere comunale di opposizione; ricordo anche molto bene da dove allora, era il 2007, si partiva.
La prima cosa che mi viene in mente di questi anni difficili riguarda il settore delle opere pubbliche: l’unica, vera opera pubblica che la giunta Bellomo ha realizzato in una decade è stata il rifacimento di piazza Risorgimento, la piazza del Comune. Un risultato un po’ scarso direi, in dieci anni di governo di Melegnano.
Le altre opere importanti realizzate in città non sono certo farina del sacco di Bellomo e soci. Il parcheggio della stazione ferroviaria è stato infatti realizzato dalle Ferrovie dello Stato; gli interventi sul sistema fognario dal Gruppo Cap; le nuove strade extraurbane dalla società Tem. Tutte opere che sarebbero state realizzate indipendentemente dall’amministrazione in carica.
Quindi, a Bellomo rimane solo la piazza del Comune da riconsegnare ai cittadini al termine del suo doppio mandato. Un po’ poco, direi.
La seconda cosa riguarda invece lo stato dei servizi. In questi dieci anni la città e i suoi cittadini hanno perso alcuni servizi importanti: il trasporto urbano (il pulmino) è stato tagliato (inizio 2013), il trasporto scolastico eliminato (2014), i centri estivi sono stati chiusi (2014), la palazzina Trombini è sbarrata da tempo (2011), il terzo turno della polizia locale eliminato da anni. Quindi, chi ha amministrato la città in questi dieci anni ha tagliato servizi importanti e apprezzati.
Tutto ciò a fronte di un livello di imposizione fiscale, tariffaria, tributaria portato, proprio da queste due amministrazioni, al massimo livello possibile.
Se parliamo di bilancio non possiamo infatti non ricordare che in questi dieci anni l’aliquota Irpef è stata portata, subito dopo le elezioni di cinque anni fa, al valore massimo; imposte, tasse e tributi altrettanto. E il costo della spazzatura è il più alto della zona. In questo modo i conti tornano, certo, ma a pagare sono i cittadini, che hanno un livello di imposizione alto, ma sempre meno servizi. Per raggiungere questi risultati, in fondo, sarebbe bastato un bravo ragioniere, non un politico. Fare politica virtuosa di bilancio comunale è tutta un’altra cosa.
Per non parlare poi del mancato rispetto, alla fine del 2013, del Patto di stabilità. L’amministrazione comunale, infatti, dopo aver gestito male il bilancio di quell’anno, ha sforato il Patto, con ripercussioni negative sui bilanci successivi.
Cosa dire, poi, dei fatti gravi che in questi ultimi sei-sette anni sono avvenuti sul fronte della sicurezza e della legalità? Come non ricordare che questi sono stati anni di incendi ed esplosioni di negozi e che, recentemente, la stessa Commissione parlamentare antimafia ha lanciato l’allarme sul mercato e su alcune attività commerciali legate alla vita serale e notturna di Melegnano. E come non ricordare che di fronte a fatti gravi e alla denuncia della massima autorità parlamentare antimafia, sindaco e giunta hanno sempre sostenuto la tesi negazionista: per loro Melegnano è un isola felice. Ma noi tutti sappiamo bene che isole felici non ne esistono.
Per non parlare poi di trasparenza nell’attività amministrativa di questi anni. Anni fa, infatti, fu affidato un importante incarico fiduciario a un professionista già sotto processo e poi finito in carcere per un’altra inchiesta. Mai, in passato, nel nostro Comune, era accaduta una cosa simile.
Si potrebbe poi continuare sul mancato coinvolgimento dei cittadini nella vita amministrativa (mai un’assemblea pubblica di presentazione del bilancio comunale e mai un confronto su come si sono spesi i soldi dei contribuenti) e sull’informazione-propaganda propinata in questi cinque anni dal sindaco e dalla sua giunta (mi riferisco al giornale comunale).
Voglio chiudere con due ultimi elementi di valutazione.
In questi dieci anni il Comune ha perso la propria capacità di riscossione di tasse, imposte e tariffe. La vicenda Tares-Mea-Comune è esemplare. Anni di mancate riscossioni della tassa rifiuti (2008-2015) di diverse centinaia di migliaia di euro a causa del mancato allineamento della banche dati di Comune e Mea. E ora, al decimo e ultimo anno, si mette a gara l’affidamento della riscossione da parte di un ente terzo. Una vera e propria ammissione di incapacità.
Infine, lo stato di salute di Mea. Sono molto preoccupato per il destinato della nostra società pubblica. A Mea, tra poco tempo, non rimarranno molte attività da gestire, forse solo l’igiene urbana. Un servizio con parecchie lacune, alti costi e incapace di proporsi anche ai Comuni della zona. Al punto che Vizzolo, Cerro al Lambro, Carpiano, Dresano, Colturano e San Zenone al Lambro, un anno fa circa hanno scelto un altro partner industriale.
Questo lo stato delle cose. Questo il punto da cui ripartire a ricostruire Melegnano.
Ma cambiare si può. Con Lucia Rossi Sindaca.
Pietro Mezzi
Candidato di Sinistra per Melegnano

p.s.: dimenticavo il castello: in questi dieci anni non un’idea, non un progetto, non un soldo per il nostro monumento simbolo.

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