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LOMBARDIA, SETTE MOSSE CONTRO IL CONSUMO DI SUOLO

Secondo i dati pubblicati di recente da Ispra e confermati dal Centro ricerche sul consumo di suolo (Politecnico, Inu, Legambiente), la Lombardia è la regione più costruita d’Italia; tra le province, quelle che hanno consumato più territorio sono Monza Brianza (40,8% del totale), Milano (31,9%), Varese (22%), Como (13,1%) e Lodi (13%).
Come noto, l’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, in quanto comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali, contribuisce insieme allo sprawl urbano, alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale.

Con l’urbanizzazione le funzioni produttive dei suoli sono inevitabilmente perse, così come la loro possibilità di assorbire CO2, di fornire supporto e sostentamento per la componente biotica dell’ecosistema, di garantire la biodiversità e la fruizione sociale.
Oggi i temi del consumo di suolo e della rigenerazione urbana sono diventati centrali nel dibattito pubblico urbanistico, accademico e degli stessi operatori. Ciononostante assistiamo ancora a ritardi nel dotare il nostro Paese di una legge nazionale che contrasti il consumo di suolo libero e agricolo e a palesi contraffazioni in alcune leggi regionali approvate di recente, come la legge 31 del 2014, di recente modificata dal consiglio regionale della Lombardia.
Una legge che contraddice in pieno il titolo della legge stessa, in quanto consente nuovo e consistente consumo di suolo.
Il Centro ricerche sul consumo di suolo ha calcolato che i PGT dei Comuni lombardi hanno previsioni edificatorie pari a 53.000 ettari.
Queste le proposte per contenere e azzerare il consumo di suolo nella nostra regione.
1) abrogare la legge regionale 31/2014 (e le sue successive modifiche ) e dotare la Regione di una nuova legge coerente e coraggiosa che;
2) non consenta previsioni di consumo di nuovo suolo;
3) punti alla rigenerazione urbana per il recupero degli immobili dismessi e che preveda il riuso delle abitazioni vuote;
4) si faccia carico di una politica fiscale premiante per il riuso dell’esistente e che preveda incrementi fiscali a favore dei Comuni negli interventi di compensazione ecologica;
5) potenzi il livello di pianificazione territoriale rispetto alla pianificazione urbanistica comunale, in cui il consumo di suolo diventi materia prevalente sui Pgt comunali;
6) consenta di azzerare le previsioni di trasformazione non attuate dei Pgt;
7) stabilisca la durata quinquennale dei diritti edificatori.

In generale, occorre puntare con forza alla rigenerazione urbana senza consumo di suolo: una politica urbanistica innovativa e sostenibile, capace di produrre posti di lavoro, favorire le imprese locali e contribuire alla ripresa del settore delle costruzioni fortemente in crisi.

PIETRO MEZZI – Sono architetto e giornalista professionista. Vivo del mio lavoro di giornalista freelance. Ho ricoperto la carica di sindaco di Melegnano (1994- 2002) e di assessore al Territorio della Provincia di Milano (2004-2009). Attualmente (ottobre 2016) sono consigliere della Città Metropolitana di Milano con deleghe al Territorio, all’Ambiente e ai Parchi e consigliere comunale a Melegnano. Conosco il territorio milanese e i suoi problemi.
Da assessore della Provincia ho raddoppiato il numero dei parchi sovra comunali, realizzato 100 chilometri di piste ciclabili, evitato colate di cemento in numerosi comuni. Sto lavorando con i sindaci dell’est milanese per realizzare il Parco della Martesana.
Provengo dall’associazionismo ambientalista e nel 2010 ho contribuito a fondare l’Osservatorio Mafie Sud Milano. Ho militato nei Verdi, in Sinistra Ecologia Libertà e ora in Sinistra Italiana.
Credo in una sinistra moderna, capace di guardare al futuro e di affrontare le sfide globali. Una sinistra ecologista.

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